Il ruolo dell’arte nella città. Un confronto di casi: Pennabilli, Perugia, Brufa (Torgiano) e Solomeo (Corciano)

Simona Marini

Con “rigenerazione urbana” si designa un insieme ampio, articolato ed eterogeneo di fenomeni, processi, pratiche e progetti, i cui caratteri distintivi e il cui campo semantico appaiono ancora poco codificati e piuttosto vaghi. In via generale, tuttavia, con tale definizione è possibile intendere un programma di riqualificazione della città o del territorio, a rimedio del declino o del degrado sociale e fisico-spaziale, che non si esplichi solo attraverso azioni di riuso e riqualificazione di parti dei sistemi urbani o territoriali, ma anche attraverso operazioni che determinano un accrescimento di valori sociali, culturali ed economici dei luoghi oggetto di rigenerazione.
Per quanto il riferimento spaziale ampiamente privilegiato dalle esperienze pregresse e in corso sia riferibile a contesti urbani e metropolitani, il caso del piccolo borgo di Pennabilli rappresenta un esempio particolarmente significativo per quanto riguarda il tema delle rigenerazioni urbane, offrendo molteplici spunti di riflessione e di apprendimento.
In particolare, tra i molti possibili le seguenti note ruotano attorno al tema relativo al ruolo che l’arte può svolgere nei processi di rigenerazione e, più in generale, nel miglioramento dell’abitare la città.
Per meglio mettere a fuoco il tema, si propongono non solo alcune analisi relative all’intenzionalità sottesa all’esperienza attivata – e agli esiti conseguiti – dai progetti di Tonino Guerra e ampiamente sostenuta, partecipata e sviluppata dalla comunità locale di Pennabilli, ma si estende la lettura ad alcune altre realtà prossime al contesto perugino, caratterizzate anch’esse da una particolare attenzione all’arte intesa come strumento capace di migliorare la qualità e la vivibilità dei luoghi. I casi considerati sono quelli di Brufa, Perugia e Solomeo, dove però sono state fatte scelte diverse, esito di approcci differenti per quanto riguarda il tipo di intervento.

125

Nel centro storico e nel territorio del piccolo comune di Pennabilli (2.750 abitanti) il core dell’intervento si fonda su sette installazioni, costituenti il nucleo centrale del progetto diffuso ideato da Tonino Guerra: L’Orto dei Frutti Dimenticati, La Strada delle Meridiane, Il Rifugio delle Madonne Abbandonate, Il Santuario dei Pensieri, L’Angelo coi Baffi, Il Giardino Pietrificato e La Madonna del Rettangolo di Neve.

002 Le installazioni, che nel loro insieme costituiscono il museo “I luoghi dell’Anima”, sono collocate in spazi da lungo tempo divenuti residuali, o marginali, quali possono essere i piccoli terreni oramai incolti a causa della loro limitata estensione, non compatibile con la meccanizzazione agricola; strade e percorsi di accesso al borgo che con l’avvento dell’auto sono state dismesse; aree che – fintantoché l’auto-produzione rappresentava un valore importante in un’economia di sussistenza – sono state utilizzate per l’allevamento di animali di basso cortile o per piccoli orti. Un elenco di situazioni che in realtà è molto più ampio, piuttosto ricorrente tanto nei piccoli borghi che ai margini delle città maggiori, che include spazi e attrezzature collettive oramai dismesse, come nel caso dei lavatoi pubblici, di chiese o degli antichi cimiteri circostanti le pievi di montagna, o abbandonati perché non più congeniali alla contemporaneità e privi di una qualche prospettiva di recupero.
Il primo elemento evidente di questi interventi, come anticipato, è rappresentato dal loro carattere “diffuso”, esito talvolta dell’occasionalità derivante dalla “messa a disposizione” dei siti, da parte dei proprietari anche privati, conseguente all’adesione al progetto; talaltra frutto di una scelta esplicita derivante dalla volontà di perseguire un obiettivo specifico, come nel caso della Strada delle Meridiane la cui realizzazione è congruente alla precisa intenzionalità di garantire un’esperienza immersiva al fruitore, accompagnandolo lungo vie e percorsi meno frequentati ma dotati di valore e utili a comprendere la natura complessa e articolata di un sistema urbano, anche di piccole dimensioni.
Tuttavia gli interventi realizzati nei diversi siti, anche se esito di contingenze fortuite, appaiono tutti ideati e realizzati in stretta relazione con la natura e la specificità di ciascun luogo; non sono cioè tra loro interscambiabili così come appare difficile immaginarli altrove. Ciascuno di essi è strettamente radicato e legato al sito: natura e artificio si fondono in maniera indissolubile, senza che vi sia possibilità alcuna di scindere il contributo dell’una da quella dell’altra componente. La capacità di riconoscere o forse di reinterpretare, e comunque di esplicitare il “genius loci”, costituisce così il secondo evidente elemento caratterizzante l’originale esperienza di Pennabilli.
Il terzo aspetto rilevante, infine, è riconducibile alle forme e alle modalità creative caratterizzanti l’insieme degli interventi artistici: si tratta di opere “semplici”. Pur se non tutte prodotte dallo stesso artista e quindi eterogene tra loro, sono accomunate da linguaggi e figurazioni riconducibili a un’espressività apparentemente infantile, talvolta primitiva, così semplice da avere in sé una straordinaria forza evocativa; opere che “vogliono tenere compagnia, sono come degli appunti, dei racconti, delle poesie, sono come delle storie che possono rendere più dolci i muri e possono suggerire delle favole. Sono tanti piccoli cavalli di Troia per entrare nella memoria e nella fantasia di chi guarda.” (T. Guerra)
Pittura, scultura, decorazione e artigianato si fondono in quella che può essere definita come “arte povera”, così come si confondono gli interventi realizzati da artisti/artigiani locali e le opere create (spesso in collaborazione con i primi) dallo stesso Maestro; la caratteristica delle opere non è dunque quella autocelebrativa di larga parte dei grandi artisti ma piuttosto quella di configurare come stimolo fantasioso e creativo per gli abitanti e i fruitori in genere, affinché ognuno possa contribuire con proprie azioni, iniziative, opere. A Pennabilli, l’arte si avvicina a una creatività che parte dall’attivazione potenziale di ciascun cittadino cercando di legare le diverse parti (pregiate o meno) della città trasformandole da luoghi non fruiti e dismessi in luoghi vissuti e densi di significazione.

Nell’ambito delle iniziative di rigenerazione urbana fondate sul ricorso alle arti figurative, Brufa  intraprende un percorso diametralmente opposto a quello delineato a Pennabilli.

004

Brufa è un piccolo borgo che, con il proprio intorno costituisce una frazione del comune di Torgiano (in provincia di Perugia), geograficamente situata sulla sommità di una collina che funge da spartiacque tra i territori di Perugia, Assisi e Foligno, dominando così la Media Valle del Tevere e la Valle Umbra. Nel borgo e nel suo hinterland, occupati da 623 abitanti, ogni anno si tiene il progetto “Scultori a Brufa – La Strada del Vino e dell’Arte”: si tratta di un percorso di sculture contemporanee realizzate da artisti affermati su scala nazionale e internazionale, che si snoda lungo il crinale della collina di Brufa.
La manifestazione porta avanti l’intenzione di costituire un vero e proprio museo en plein air di cui spettatori e turisti possono usufruire. L’approccio è di tipo incrementale: ogni anno la collezione diffusa si arricchisce di una nuova importante opera permanente, pensata e realizzata dall’artista invitato in riferimento al luogo che gli viene destinato e che viene interpretato come personale contributo dell’artista alla costruzione del paesaggio.

007

I siti destinati a ospitare tali installazioni giacciono perlopiù lungo le direttrici stradali di accesso al borgo, in aperta campagna, selezionando le posizioni che massimizzano la loro visibilità anche da distanze ragguardevoli. In questo senso, le grandi sculture realizzate si propongono in qualche misura come interventi di land-art, sia pure puntiforme e comunque dotate di un significativo impatto.

Esperienza in qualche misura analoga, anche se a scala maggiore, è quella di Perugia, dove nel 1985 Giampaolo Bartolini (all’epoca assessore regionale con l’idea di riportare l’arte in città), ha promosso la collocazione in alcuni spazi urbani di sculture e opere di artisti locali di fama internazionale. I luoghi privilegiati sono le periferie urbane e in particolare gli spazi scoperti pubblici inutilizzati venutisi a creare per effetto della realizzazione o adeguamento di infrastrutture viarie, a partire dalle nuove rotonde.

003

Una scelta anticipatrice di una pratica che in anni più recenti si andrà diffondendo – forse fin troppo, una volta divenuta omologante – come soluzione alla questione della “qualità” dello spazio in quei contesti urbani nei quali l’attenzione era stata prestata in via quasi esclusiva agli aspetti funzionali e a quelli dotazionali (di servizi, di verde, ecc.), risolti in meri termini quantitativi.
Rispetto al caso di Brufa, dove le installazioni artistiche arricchiscono un paesaggio in qualche misura “eccezionale”, naturale (della campagna umbra) o antropico (dell’antico borgo) che sia, ma comunque già fortemente connotato e qualificato, a Perugia vengono privilegiati quelli che grazie alla Convenzione europea del paesaggio verranno definiti con il termine di paesaggi “ordinari”.

L’ultimo caso considerato è quello di Solomeo, una frazione del comune di Corciano, sempre nella provincia di Perugia. Popolato da 436 abitanti, il paese si sviluppa principalmente sulla parte sommitale di una collina. In epoca recente il borgo ha acquisito nuova vita a seguito di una intensa opera di riqualificazione voluta dalla famiglia Cucinelli, noti imprenditori del cashmere, che lo hanno eletto a propria “capitale”.

027I lavori, realizzati a partire dalla metà degli anni Ottanta, sono stati incentrati sul pieno recupero della bellezza paesaggistica e storico-architettonica tanto dei vetusti edifici che dell’originario tessuto micro-urbano, riconsegnando al borgo il suo antico splendore – o, quantomeno, quello che si presume lo fosse stato. A Solomeo tutto è conforme infatti a un ideale di bellezza che non appare scevro dallo stereotipo più affermato di come si suppone fosse l’antico borgo medievale, quando in realtà è oramai acclarato come la realtà fosse piuttosto diversa e che molti dei caratteri oggi assurti a storici siano esito di una precisa politica culturale, che forse sarebbe più corretto definire d’immagine, operata nei primi decenni del secolo scorso.

030

Il tentativo precipuo condotto nel borgo sembra così essere quello di omogeneizzare e riproporre un unico stilema, compiendo un processo di omologazione che non ammette dissonanze e varianti, così come non lascia spazio a soluzioni improntate alla contemporaneità.

008L’arte viene quindi declinata in due modi: conformando innanzitutto il borgo e il suo intorno a un ideale di bellezza, e poi con la costruzione di un importante apparato retorico che, attraverso la disseminazione di targhe e scritte, inneggia all’importanza dell’arte e della bellezza.
In tutto ciò, agli abitanti sembra assegnato un ruolo solo passivo: la loro azione possibile è conformativa rispetto al modello ideale assunto e perseguito.

I casi considerati testimoniano come i processi di rigenerazione urbana basati sull’arte, così come il ruolo che essa può assolvere nella città, possono dunque avere diverse declinazioni: a Brufa come a Perugia le installazioni sono concentrate in luoghi precisi, già qualificati nel primo caso, scelti per essere qualificati nel secondo. In entrambi, l’esperienza proposta si basa sulla dimensione estetico-percettiva, le opere possono cioè essere godute da spettatori, diversamente da Pennabilli in cui l’esperienza offerta non è solo estetica quanto immersiva e nel contempo finalizzata non solo alla semplice fruizione ma, forse soprattutto, all’attivazione della creatività artistica individuale e collettiva.
A Pennabilli, infatti, così come in parte a Solomeo, l’arte è diffusa e destinata a coinvolgere direttamente gli abitanti; le profonde differenze tra questi due luoghi riguardano, invece, i diversi ruoli che i proponenti affidano agli abitanti. Nel caso di Solomeo, il ruolo decisionale sembra competere al solo proponente, mentre agli abitanti vengono chieste azioni conformati, passive rispetto agli obiettivi da raggiungere. Viceversa, a Pennabilli lo scopo precipuo del proponente sembra essere quello di stimolare la traduzione delle potenzialità creative in azioni concrete.
Sotto questo profilo dunque, l’esperienza di Pennabilli rappresenta un caso emblematico e innovativo di declinazione del ruolo dell’arte nei processi di costruzione e di rigenerazione dello spazio abitato, capace di spostare l’attenzione dagli esiti formali al processo di coinvolgimento sia individuale che collettivo.
In conclusione, è possibile osservare che l’arte può essere vissuta passivamente o attivamente, può essere cioè espressione dell’artista delle cui opere noi possiamo semplicemente godere, o un’attività che migliora la qualità della nostra vita. Quello che Tonino Guerra ha inteso fare a Pennabilli stimolando la creatività degli abitanti nel recuperare strade, chiese e luoghi dimenticati, è proprio questo: partendo da ciò che gli abitanti possono dare alla loro città e sollecitandoli a riappropriarsi di luoghi scartati, ha reso quest’opera di trasformazione un motore di aggregazione sociale e di (ri)costruzione di una comunità.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: