(la Redazione). Sì, è così: pure noi ci fermiamo. Per un paio di buone ragioni, riteniamo. La prima: perché, dopo circa un anno di uscite settimanali – oltre a un breve prologo sperimentale a inizio estate 2018 – ci pare necessario ripensare il nostro progetto facendone un approfondito bilancio, confrontandolo con la realtà attuale e cercando eventualmente altre energie e supporti. La seconda ragione che ci impone lo stop è  facilmente intuibile: è l’epidemia che è attorno a noi, che ci attanaglia, che ci vieta di uscire, di partecipare a eventi e manifestazioni di ogni tipo, che blocca tutto e non ci consente di intravedere il futuro prossimo e remoto – che quindi ci impedisce di mettere in campo progetti, anche quelli culturali, impedendo a noi qui di raccontarli, di promuoverli, di parlarne come abbiamo fatto in quest’ultimo anno. Ci sembra insomma che il nostro spazio e l’obiettivo che ci eravamo assegnati – chi non lo ricorda può rileggerlo qui – si sia in questo momento talmente assottigliato da diventare praticamente invisibile, inattuale. Occupano infatti oggi la nostra mente e quella di chi ci legge altre preoccupazioni, incertezze, paure, e non potendo mostrare per i motivi suddetti segni di speranza e vitalità nel territorio che è sotto la nostra osservazione, ci è parso fuori luogo metterci anche noi – che non abbiamo competenze specifiche, quelle attualmente più necessarie – a discettare di virus, contagi, previsioni di allargamento della pandemia o indizi della sua fine.

Qualche amico, in verità, ci ha pure suggerito di trasformarci in una tribuna dove psicologi e sociologi potrebbero leggere e interpretare i nostri comportamenti pubblici e privati in epoca di contagio, o dare suggerimenti, fornire magari proposte su come occupare al meglio il nostro tempo a casa. Ma riteniamo che di tutto questo, e di più, ognuno di noi possa fare facile incetta in rete, in TV, alla radio, sulla stampa, rendendo del tutto inutile che magazzinocultura si sovrapponga a tali canali già molto intasati di simili contenuti. Aspettiamo allora che passi la nottata, che torni la primavera e che possano riprendere vita tutti quei progetti già in campo di cui nei mesi scorsi avevamo parlato, o quelle idee che erano in laboratorio in attesa di verifiche o semplicemente nella mente di qualcuno. Poi, se saremo ancora nella condizione di farlo, torneremo a raccontare il percorso che dall’idea si è trasformato in attività, in lavoro, in prodotto culturale. Perché questo era il compito che ci eravamo dati, che ci ha animato fin qui e per il quale, nel suo assolvimento nel corso dell’anno e più della nostra esistenza, abbiamo potuto registrare importanti, graditi apprezzamenti.

Ai nostri lettori, a chi ci ha seguito fino a oggi (le statistiche fornite da Google ci parlano di discrete centinaia ogni settimana) inviamo il nostro sincero ringraziamento per l’attenzione e per le sollecitazioni che ci hanno voluto rivolgere. Ciò nell’augurio che questa brutta Cosa passi al più presto limitando al massimo i suoi danni e portando a tutti noi nuovo vigore, nuove energie. Non solo: lasciandoci capaci di riesaminare la gerarchia valoriale alla quale siamo soliti sottoporre le nostre attività, occupazioni, i nostri impegni, i nostri bisogni, desideri, piaceri… “Andrà tutto bene!” è il mantra che, con discreta e poco clemente ingenerosità, ci si continua a ripetere in queste settimane; andrà però assai meglio se non ci dimenticheremo di operare quel ripensamento, e a fondo.

È l’invito che troviamo pure nei versi di Mariangela Gualtieri ospitati dalla rivista online “Doppiozero”.  Hanno come titolo Nove marzo duemilaventi e, con essi, ci congediamo augurando a voi e a noi le cose migliori.

Pubblicato il 25 marzo 2020