Hay-on-Wye (Galles, 1500 abitanti): da più di mezzo secolo ospita una cinquantina di librerie, generaliste e specializzate, soprattutto di volumi di seconda mano. [Fonte dell’immagine: https://traveldigg.com/the-uniqueness-of-hay-on-wye-the-city-of-books-in-the-border-of-england/%5D

(la Redazione). Anche noi, finalmente, abbiamo una legge “per la promozione e il sostegno alla lettura”. È stata approvata dal Senato il 6 febbraio 2020, in via definitiva. E, caso raro, all’unanimità, facendo pensare che le sorti del libro e il numero dei lettori siano in Italia preoccupazioni condivise da tutti – prima, ovviamente, che scoppiasse l’emergenza del coronavirus e portasse ben altre urgenze e preoccupazioni. Sarebbe proprio bello se fosse così, ma forse così non è perché quel sentimento premuroso verso la lettura non è riuscito a escogitare alcuna strategia per impedire che negli ultimi cinque anni chiudessero i loro battenti 2300 librerie (lasciandone ancora aperte circa 6700, e noi in fondo pubblichiamo una tabella della situazione nelle 15 province dell’Italia di Mezzo), sconfitte da un mercato dove lo spazio per il piccolo libraio indipendente si è fatto sempre più esiguo, se non nullo. E la chiusura non sono riuscite a scongiurarla neppure quelle librerie che si sono appellate alla loro antica tradizione, o a un’attività secolare: basti pensare alla gloriosa Paravia di Torino, la seconda più antica d’Italia, che a fine 2019 ha concluso la sua storia lunga più di due secoli. Ma possibile che non sia trovato un modo, una ricetta, una strategia per fermare questa irrefrenabile moria di negozi – piccoli o medi – dove si vendono libri? E si è scoperta almeno la malattia che li uccide?

No, non si è scoperta, o perlomeno non c’è accordo sull’eziologia del fenomeno. È il commercio online, dicono in molti (tra cui anche voci autorevoli come quella dell’editore Giuseppe Laterza e qualche ragione devono pur averla se si considera che oggi in Italia si acquistano online quasi il 30% dei libri, e non solo da parte di quei 13milioni di lettori che non hanno una libreria nel loro comune di residenza. Altri sostengono invece che in crisi irreversibile è andata quell’abitudine antica a prendere in mano un libro e leggerselo, e se c’è qualcuno che ne ha una nostalgia bruciante e che perciò continua ad appellarsi con speranza ai 5 milioni di italiani che ancora leggono più di un libro al mese, c’è pure chi si chiede se il libro a stampa, quello che appunto le librerie (e non solo loro) vendono, sia un bene ancora da tutelare, da preservare, da mantenere in vita quando ormai tutti noi ci stiamo adattando a informarci su supporti digitali di vario tipo e formato, apprezzandoli anche come narratori di storie.

A sentire i librai, o almeno la maggior parte di quelli che tutti i giorni conducono la dura battaglia per la sopravvivenza del loro esercizio commerciale, il principale responsabile del declino del loro commercio è lo sconto selvaggio, che i colossi del web e le grandi catene di librerie possono applicare sul prezzo di vendita al dettaglio avendo potere contrattuale nei confronti degli editori e dei distributori. Ed è qui che interviene la nuova Legge sul Libro: tra i suoi punti più qualificanti ha proprio la regolamentazione di questa pratica commerciale e, almeno nelle sue intenzioni, la tutela dei piccoli e medi esercizi che gli sconti possono concedere solo col contagocce. Da ora in poi, quel 15% di taglio sul prezzo di copertina che era consentito dalle vecchie regole, rimane possibile solo per la scolastica: per tutto il resto, non si può andare oltre il 5%.

Il Libraio di Arcimboldo [fonte: http://virtualmuseo.com/2015/01/il-libraio/il-libraio-arcimboldo/%5D
La legge in realtà ha anche altri punti rilevanti, che riguardano numerosi aspetti del commercio librario e misure di contrasto alla povertà educativa e culturale. Il Piano Nazionale d’Azione per la promozione della lettura, gestito dal Centro per il Libro e la Lettura e finanziato da un fondo di 4 milioni 350mila euro annui, prevede infatti l’incremento del credito d’imposta per le librerie, i “patti locali per la lettura”, l’assegnazione annuale del titolo nazionale di “Capitale del libro”, il sostegno alle biblioteche scolastiche, anche attraverso la formazione di personale adeguato a tale funzione, e altro ancora. Basterà tutto questo ad arginare il crollo del commercio delle librerie e a incrementare il numero dei lettori, oppure si deve fare altro, e di più? Ma certo, si deve fare molto di più e però, come molte associazioni delle categorie interessate (editori indipendenti, librai, cartolai) hanno affermato, la Legge sul Libro può essere un primo passo, il segnale di un cambiamento epocale in quanto prevede un Piano triennale, ossia un programma, un progetto: per la prima volta, il nostro Parlamento ha riconosciuto quanto è importante “promuovere e sostenere la lettura quale mezzo per lo sviluppo della conoscenza, la diffusione della cultura, la promozione del progresso civile, sociale ed economico della nazione, la formazione e il benessere dei cittadini”.

Forse si comincia così a intravedere la prospettiva che mette insieme tutta la filiera del libro e ciò sarà confermato se, come ha promesso il ministro Franceschini, si porrà presto in atto un intervento importante anche per l’editoria. Per ora la Legge del Libro ha pensato all’ultimo tratto di quella filiera, e a chi la occupa con maggior sofferenza. Abbiamo detto dei librai indipendenti e delle loro speranze, ma ci dobbiamo augurare che si trovino i modi e i mezzi per sostenere anche la costruzione di quei “patti locali per la lettura” che, coniugando il lavoro delle scuole, delle biblioteche, e pure delle librerie, possano fondare reti di lettori, insegnanti, operatori, librai, scrittori… Perché quei patti formerebbero “piazze del sapere” di fondamentale importanza, in particolare in quei territori dove più forti sono il disagio sociale e la povertà educativa, dove quindi la diffusione del libro farebbe da forte stimolo per una crescita culturale, un aumento di opportunità, un innalzamento del tasso di democrazia.

Tutto bene, quindi? Tutti contenti di questo nuovo segnale di attenzione? Ma no, neanche per sogno. Una voce autorevole, quella del presidente dell’Associazione italiana degli editori (Aie), Ricardo Franco Levi, ha subito sostenuto che con questa legge saranno proprio i lettori a perderci in quanto la fine degli sconti generosi avrà come effetto quello di limitare per molti la possibilità di acquisto di libri, risultandone una calo delle vendite. E ha dato anche i numeri: “La legge peserà sulle tasche di famiglie e consumatori per 75 milioni, mettendo a rischio 2 mila posti di lavoro». Sarà vero? Presto per dirlo. Lo sapremo tra un anno, almeno, ma certamente le proposte che Levi avanza come misure di sostegno al mercato librario sono da non sottovalutare, a partire dalla detrazione fiscale per chi i libri li compra. Noi però, di fronte alle novità varate da questa legge, vogliamo provare una volta tanto a essere ottimisti. Piace l’idea della Capitale del Libro che cambia ogni anno, come quella dell’Albo delle librerie stilato in base alla qualità e la varietà della loro offerta e delle loro iniziative. Ma piacciono anche i patti territoriali per la lettura, e la carta elettronica per la cultura a favore delle famiglie più disagiate – poco, 100 euro, ma pur qualcosa per chi altrimenti avrebbe poco o niente da destinare all’acquisto di libri.

Ci sarebbe ancora tanto da fare, dicevamo. Certo, a partire da politiche fiscali mirate: fare cioè, in grande, ciò che nel suo piccolo sta tentando il sindaco e la giunta comunale di una piccola città in provincia di Verona: a breve, chi aprirà una libreria a Cerea non pagherà le tasse comunali Imu e Tari. L’hanno chiamata «Libreria tasse zero». Ma andrebbero anche incoraggiate iniziative come quella intrapresa dagli addetti a una delle discariche di Messina – la Pistunina, una delle sei isole ecologiche della città – che hanno pensato bene di “differenziare” i libri gettati come rifiuto. Loro li recuperano, li ospitano in una biblioteca costruita anche quella con materiali riciclati, e li mettono a disposizione gratuita per tutti quelli che hanno voglia di leggere – e forse non hanno grandi mezzi per permetterselo.

Ma tornando al tema dello sconto, sarà vero che il costo dei libri è così determinante per fissare gli indici di lettura di un territorio, di una regione, di una nazione, o per incoraggiare la frequentazione delle biblioteche, o la partecipazione a eventi legati a un libro e alla lettura? Ed è dagli sconti che dipende la sopravvivenza o meno delle piccole e medie librerie, la loro capacità di farsi preferire ai negozi online? Molti librai sono convinti di no, consapevoli del fatto che il loro mestiere oggi richiede ulteriori competenze e abilità, e tanta inventiva. Sanno che devono offrire qualcosa di più: servizi di vari tipi, ma anche un’opportunità di incontro e conoscenza con gli autori, con degli specialisti, con degli operatori. Il tempo in libreria deve essere un‘occasione per cogliere un’esperienza, una piacevole atmosfera che nella rete non si dà e che quindi in rete non può essere fruita. E se da anni tante sono le librerie che hanno aperto spazi di gioco o di laboratorio per bambini, sempre più sono quelle che hanno ora un angolo bar, oppure un piccolo ristorante, mischiando così la lettura a un clima ludico, o a profumi e sapori – ancora per una questione di atmosfere. A Firenze, tanto per citare un caso che nei mesi scorsi ha avuto risonanza mediatica, è stata aperta la “Piccola Farmacia Letteraria”, animata dall’idea che “un buon libro può curare l’anima”. Alle sue libraie (tre donne, di cui due psicologhe professioniste) sempre più persone si rivolgono per avere il consiglio di una lettura “terapeutica”, forse per trovarvi le parole appropriate per comprendere e descrivere il loro momento, o il loro bisogno – o quello della persona a cui il libro è destinato – e ottenendo un volume con il bugiardino allegato. Librerie che in tal modo diventano dei circoli, delle comunità dove si formano gruppi che non solo discutono di ciò che leggono, ma anche di altro, del tanto altro che sta fuori le porte di quel locale per trasferirlo dentro e costruirci iniziative le più diverse. E cosa ci sarebbe allora di male a pensare che quei luoghi, o almeno quelli animati da librai che sanno trasformare il loro commercio in un presidio culturale di un territorio, abbiano un riconoscimento dallo Stato, una valorizzazione della loro funzione sotto forma di un incentivo, come del resto avviene in altri Paesi (in Francia, tra gli altri)?

http://www.stefaniaciocca.it/2018/10/30/il-libraio-magico-di-shinsuke-yoshitake/

Speriamo quindi che la nuova legge, con l’idea di una Capitale del Libro che ogni anno cambia, o quella dell’Albo delle librerie di qualità, a tutto questo voglia mirare incentivando concorrenze leali sugli obiettivi, prevedendo riconoscimenti e sostegni alle tante, tantissime iniziative, piccole e grandi, che in Italia ogni giorno vengono inventate e messe in piedi per far leggere di più: dalle mega-rassegne, famose, seguite, ricche di finanziamenti, ai piccoli eventi che librai intelligenti e di buona volontà organizzano nei loro locali. O a manifestazioni che provano a inventare nuovi percorsi – una per tutte: “obiettivolettura”, un grande contenitore di progetti e iniziative di promozione della lettura e dell’informazione organizzato per il prossimo aprile dall’Alleanza delle Cooperative italiane. Ha l’ambizione di rivolgersi a “oltre 12 milioni i soci di cooperative, per dire che Lettura e Informazione sono pilastri della costruzione di un futuro davvero più sostenibile, per tutti”. E coniugare Lettura e Futuro è una scommessa davvero coraggiosa, quanto incoraggiante.

La famosa libreria parigina “Shakespeare and Company”

 

Le librerie nell’Italia di Mezzo

(Rielaborazione dei dati contenuti nel report Qualità della vita 2019, del “Sole 24 Ore”/Infocamere, con confronto della situazione 2019/2018)

Pos. Italia

del Centro

2019 (2018)

Province

Abitanti provincia

Valore

Indice statistico

2019 (2018)

Posizione

nazionale

2019 (2018)

1 (1)

Rimini

335.463

12,5

670,0

4 (2)

2 (2)

Siena

269.388

11,6

603,7

5 (5)

3 (3)

Perugia

662.110

11,4

656,8

8 (6)

4 (4)

Ancona

476.192

10,2

497,9

13 (16)

5 (5)

Grosseto

223.652

9,9

478,8

14 (17)

6 (8)

Forlì – Cesena

394.601

9,9

478,2

15 (22)

7 (7)

Terni

229.071

9,7

463,5

16 (20)

8 (6)

Macerata

320.308

9,2

423,7

23 (18)

9 (9)

Ascoli Piceno

210.066

8,6

384,0

30 (28)

10 (11)

Pesaro – Urbino

361.561

8,6

381,7

32 (31)

11 (10)

Viterbo

320.279

8,5

362,5

36 (29)

12 (12)

Arezzo

345.110

7,9

325,7

46 (45)

13 (13)

Livorno

337.951

5,9

182,2

81 (73)

14 (14)

Fermo

223.652

5,7

166,2

85 (86)

15 (15)

Rieti

158.467

4,5

71,4

92 (99)

 

NB – Nella tabella, la colonna “valore” indica il numero statistico medio di esercizi commerciali (ogni 100mila abitanti) classificati come “librerie” nei data-base di Infocamere; “indice statistico” viene calcolato in riferimento alla prima provincia in graduatoria a cui viene attribuita la cifra 1000,0. La classificazione di “libreria” per Infocamere scatta sulla base del codice Ateco, per le attività economiche che include nella categoria anche esercizi che non trattano esclusivamente prodotti dell’industria libraria.

Pubblicato il 12 marzo 2020