Fonte: https://blog.graphe.it/2016/08/07/come-presentare-un-libro-al-pubblico

(la Redazione). In un articolo apparso di recente su “Robinson” de “La Repubblica”, qualcuno tornava a porsi il problema del senso e della funzione che hanno oggi le presentazioni dei libri, quel rituale un po’ stanco e consumato che ogni editore e scrittore sente di dover assolvere, pena il successo della propria iniziativa editoriale.  Chi ha l’abitudine di frequentare questi cerimoniali ne conosce bene la liturgia: l’autore, in genere accompagnato dal suo editore, si presenta a un pubblico più o meno nutrito per ascoltare qualche ‘esperto’ parlare del suo libro, per rispondere alle sue domande e per finire col raccontare la vicenda creativa che ha prodotto quel suo lavoro. Il format di questo tipo di eventi è più o meno sempre lo stesso e proprio per rendere “l’incontro con l’autore” meno scontato e un po’ noioso, molti organizzatori tendono a condirlo sempre più con variazioni stimolanti, o curiose, sia nella scelta di luoghi diversi da quelli canonici (invece della solita libreria o biblioteca, magari un ristorante, o un tram, una torre, una terrazza sul mare o il bordo di una piscina, e via sbizzarrendosi), sia con altre trovate stravaganti, con il rischio di far perdere di vista il motivo per cui il pubblico è lì convocato: essere introdotto alla lettura (e quindi stimolato all’acquisto) di un volume appena stampato.
Ci sono in verità vari tipi di presentazione e qui non vogliamo parlare, per esempio, di quelle che avvengono all’interno di un contenitore che ne comprende tante altre – come un festival, una rassegna o una fiera libraria, o uno dei tanti saloni del libro che con vario titolo vengono allestiti su tutto il territorio nazionale. Non ne parliamo perché in genere in quei casi il canovaccio è definito dagli organizzatori e può ibridarsi con reading o con modalità diverse di promozione, e poi perché sono contesti in cui i lettori non vanno convinti alla partecipazione. Anzi, si aggirano tra i banchi di vendita come colpiti da una sindrome bulimica che impone loro di non saltarne neanche uno e di farci scorrere sopra l’occhio veloce e vorace, tutti perciò ben motivati ad assistere a più eventi possibili affacciandosi a questa e a quella presentazione – anche se solo per vedere dal vivo qualche star della scrittura, un autore famoso, un saggista sulla cresta dell’onda, o qualche noto rappresentante del mondo dell’intrattenimento, che a questo genere di manifestazione viene spesso invitato nel tentativo di attrarre più pubblico rispetto alla concorrenza degli eventi concomitanti. E c’è infatti chi ha pure dimostrato come sia scarsa la relazione tra il continuo aumento di pubblico registrato dai festival letterari e i numeri delle vendite di libri. Perché chi compra al festival poi non comprerà in libreria.

Tra gli stand all’ultima edizione di “Più libri più liberi – Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria”, a Roma nel novembre scorso. Fonte: https://www.facebook.com/piulibri.piuliberi/photos/a.2402262336467758/2402262986467693/?type=3&theater

Tantomeno vogliamo trattare di quelle presentazioni che riempiono i cinema e i teatri, che riguardano scrittori famosi per i quali una folla di fans si dispone in fila per ore al di fuori della sala dove l’Autore verrà a esibirsi, un pubblico che sovente ha già letto il libro che sarà presentato e ambisce solo a sentirlo e a vederlo, il suo Autore, a condividere con lui quel momento di vita e quel luogo che diventa uno spazio comune, e infine a farsi autografare da lui/lei una copia del suo libro che diventa così non il fine dell’incontro ma il mezzo di quella vicinanza e di quella condivisione.
A noi interessa invece riflettere sul senso che possono avere oggi quelle presentazioni proposte come avvenimenti unici e circostanziati, inevitabilmente meno partecipate e più timide, dove vengono promossi libri di autori poco o niente conosciuti e pubblicati da un’editoria minore, spesso locale: quelle presentazioni dove il parterre è composto per lo più da amici e parenti dell’autore, di qualche suo collega di lavoro – un lavoro che quasi mai è la scrittura – e di qualche altro conoscente venuto a sapere dell’iniziativa, un pubblico insomma convenuto più per affetto, o per dovere di presenza, che per interesse al libro proposto.
Se ne svolgono molti, moltissimi, di questi incontri, in un Paese dove vengono pubblicati sessantamila titoli all’anno, più di 160 al giorno! Si fanno in provincia come nei grandi centri urbani, senza sosta e – come si diceva – ravvivati spesse volte da qualche momento conviviale, un drink, una tartina, oppure da qualche pausa musicale che intervalla il commento e la lettura di alcuni brani del volume presentato. Quanto al commento, non potrà che contenere giudizi positivi senza affrontare analisi troppo appuntite, visto anche il pubblico variegato che ascolta e considerato che solo pochi astanti conosceranno l’opera discussa, o forse nessuno. Si tende perciò a spostare presto la discussione sull’autore, sui motivi (più o meno reconditi, più o meno da lui/lei conosciuti) delle sue scelte di stile, di forma, di genere, cosi che il libro finisce in secondo piano e al centro della scena viene posto l’Autore, le sue esperienze, la sua vita. Senza parlare poi di quei casi in cui la ribalda se la prende lo stesso ‘presentatore’, che parla dei libri suoi, delle sue fatiche di fronte alla pagina bianca e dei suoi (in)successi, o dei suoi rapporti con l’Autore, facendo magari divertire il pubblico con salaci aneddoti, ma facendo, di nuovo, dimenticare la ragione principale di quell’incontro: un convincente invito a leggere (un libro). Situazioni, queste, che capitano sovente perché si tende a credere che la buona performance del ‘presentatore’ sia il miglior viatico verso il libro e la lettura, come se ci fosse una qualche relazione tra la prestazione del primo e il valore letterario del secondo. Ma è chiaro che non è così, no?
Da qui, la domanda del titolo: ma a cosa servono questo genere di incontri a cui autori ed editori non smettono di dedicare energie, sforzi organizzativi, e soldi, per risultati che quasi mai ripagano l’impegno profuso? Davvero le presentazioni favoriscono le vendite e incoraggiano la diffusione dei libri? E fanno effettivamente conoscere l’autore a chi non lo conosce già? Soprattutto: stimolano in qualche modo la lettura? A tali domande librai ed editori danno risposte assai discordanti, come del resto capita per molte altre questioni. Se quelle risposte si ha la voglia e l’interesse di cercarle in rete, assieme ai tanti consigli di come fare una presentazione o di quali errori evitare si scopre che pure laddove le vendite dei libri continuano a essere significative, come è ancora negli Stati Uniti, le spese di promozione che ultimamente si cerca di abbattere sono proprio quelle dedicate alle presentazioni, e ciò anche per le opere degli autori più famosi.
Ma anche da noi sono in molti a ritenere quelle spese molto poco produttive. C’è chi lo argomenta usando toni rassegnati e valutazioni del tutto condivisibili, e chi lo fa attraverso il racconto di episodi divertenti – come troviamo per esempio nel blog di Zandegù dove ci si chiede giustamente se ha senso “replicare a tutti i costi cose che si son sempre fatte tanto per farle”, o ancora dare retta a un editore o a un autore che ti dice che “è dalla notte dei tempi che si è fatto così e io ho mille altre cose a cui pensare: continuiamo così, no?”, mentre sarebbe urgente “sforzarsi e pensare a qualche idea un po’ nuova, controcorrente, che esca dal solco delle solite cose che si fanno sempre”. E c’è anche però chi sostiene che è fondamentale per lo scrittore incontrare i suoi lettori, più di quanto lo sia per il lettore vedere di persona il suo scrittore. La presentazione è infatti l’unica opportunità che ha l’autore per scoprire finalmente che faccia ha, che lingua parla e come si muove chi sta dall’altra parte del circuito della scrittura. E se per una buona parte del pubblico la presentazione può essere un succedaneo della lettura, un rito che può dispensare dal prendere in mano l’Opera, lo scrittore ha solo quell’occasione per veder materializzarsi davanti a sé il suo “lettore immaginario”, colui per il quale in fin dei conti ogni autore inventa la sua storia. Un incontro, oltre tutto, da cui può nascere un patto tra l’uno e l’altro, una reciproca fidelizzazione che forse favorisce le vendite del prossimo libro – se e quando uscirà.
Rimane però irrisolto il problema di trovare, come si diceva prima, nuove forme e liturgie, imparare ad allestire incontri dove sulla ribalta non ci sia lo scrittore o il presentatore, ma il libro e le sue parole; presentazioni disegnate non tanto con lo scopo di promuovere la vendita di un nuovo prodotto, ma di educare al gesto della lettura di modo che il colloquio con la pagina di un romanzo, o di una raccolta di poesie, possa trasformarsi in un bisogno, un desiderio, e forse anche una irrinunciabile abitudine – che poi è un altro modo, forse l’unico, per vendere libri, e non solo un libro. E ci sono in giro queste idee, queste proposte, al di là dei reading che tante biblioteche e librerie ospitano e tanti circoli di lettori organizzano? Qualcuna sì, per fortuna, e noi ne presentiamo un paio: una fuori dai confini della nostra Italia di Mezzo e una che nasce al suo interno.
La prima è stata di recente inaugurata a Milano, presso alcune librerie Feltrinelli. Si chiama Extra Performing Books ed è un’esperienza dove a essere eseguite sono, appunto, le parole di un libro – o di più libri. Nello spazio della libreria – ma nulla vieta che ciò possa essere realizzato anche in un teatro, in una scuola, in un ospedale, in una caserma, o dove si vuole – il pubblico si muove attraversando le stazioni di un itinerario, e ascoltando in cuffia, o recitati da attori, brani di un testo. Il progetto – come recita la sua presentazione nel sito – è infatti “pensato per offrire al lettore-spettatore un’immersione sensoriale in un’atmosfera interattiva in cui le parole degli scrittori prendono letteralmente corpo diventando installazioni fisiche e sonore”. Parole distribuite lungo un cammino, perché leggere è avventurarsi in un sentiero dove alberi e foglie sono segni fatti di inchiostro e di suoni. E, alla fine, ci si riunisce intorno a un tavolo, ad ascoltare ancora, o a parlare, condividendo i frutti raccolti nel corso dell’itinerario.
A giocare con pratiche sinestetiche, a provare la potenza della parola e i mondi che può dischiudere, c’è poi il format musicale/letterario “Libri suonati” che Michele Marchesani – cantautore e polistrumentista, ma anche qualificato insegnante di Shiatsu ad Orvieto – propone da qualche tempo girando per l’Italia. Vi si fonde letteratura e musica, teatro e improvvisazione e vari assaggi di questo intreccio particolare sono rintracciabili in rete. Vale però senz’altro la pena provare di persona questo stimolante impasto dove le parole evocano musiche, e la musica conforta la parola, un’esperienza che un video o una descrizione possono rendere solo in maniera molto mediata e assai meno toccante dell’originale.
Presentare un libro, dunque, può avere molti modi per essere realizzato. Tante vie possono portare dentro un testo e attraversarlo. In epoca di spettacolarizzazione sfrenata, può capitare – come è successo quest’estate a Cervia in occasione della ventisettesima edizione della rassegna libraria della Riviera Romagnola – che si facciano arrivare gli scrittori direttamente sulla spiaggia a bordo di imbarcazioni storiche. Ma possono servire veramente simili apparati per vedere incrementato nel nostro Paese il numero dei lettori? O, piuttosto, queste scenografie funzionano solo per confermare che leggere un libro è un’esperienza minore se non viene corredata da uno show, da allestimenti rutilanti, da effetti speciali? Eppure basta un libro di qualità per inventarsi uno spettacolo – magnifico, economico, pieno di ogni possibile colore, luce, suono. Chi legge, tutto questo lo sa – eccome se lo sa. Lui/lei se lo proietta davanti ogni volta che sfoglia le pagine del suo libro. Su carta o su supporto digitale, un buon libro è questo l’effetto (speciale) che fa.

Michele Marchesani in una delle sue performance. Fonte: https://www.facebook.com/librisuonatiofficial/photos/p.387122712011509/387122712011509/?type=1&theater

 

Pubblicato il 18/12/2019