Mario Giacomelli, Primo Maggio al Fiume Misa (1960 )
Fonte: https://www.centropagina.it/senigallia/senigallia-anteprima-biennale-fotografia-2020/

(Marco Nicolini). Un’indagine tra i festival artistici nell’Italia di Mezzo mostra differenze molto peculiari sulle quali occorre porre un po’ di attenzione. Salta infatti all’occhio, nel confronto tra Toscana, Marche e Umbria, come per esempio nelle prime due regioni il fare e promuovere cultura sia espressione di quella forte, caratteristica vitalità che negli ultimi anni ha fatto guadagnare alle tante iniziative proposte larghi consensi di visitatori, sponsor e istituzioni, laddove l’Umbria, pur ricca di manifestazioni culturali portate avanti con passione dal volontariato delle associazioni e dei circoli, quelli fotografici su tutti, debba lamentare la scomparsa di due tra le più significative manifestazioni del settore: il “Perugia Social Photo Festival”, e l’”Umbria World Fest” di Foligno. Viene da chiedersi quali possano essere le cause della loro cancellazione, se sia stato un cambiamento di obiettivi culturali che non tiene in alcun conto il passato, oppure se siano state esigenze dovute a calendarizzazione di altre iniziative alle quali per qualche ragione non si può negare la presenza. Oppure, ancora, se a cassare dalla programmazione culturale di Perugia e Foligno questi due eventi sia stata la poca considerazione della fotografia, valutata ancora come un’arte minore tra le altre arti e forme espressive.
Per quanto riguarda il “Perugia Social Photo Festival” sembrerebbe proprio quest’ultima, la causa, almeno secondo l’organizzatore della manifestazione, Antonello Turchetti, che da noi sentito ci ha espresso tutto il suo dispiacere nel cogliere da parte delle istituzioni locali uno scarso apprezzamento del fenomeno fotografico e poca lungimiranza rispetto a una manifestazione che ha saputo raccogliere sempre moltissimi consensi. Eppure basterebbe ricordare i dati impressionanti prodotti dal questo festival nel corso delle sue cinque edizioni, quelli che con vanto riporta l’homepage del suo sito in un comunicato dove si dice, tra l’altro, che “è tempo di dire quello che dal 2012 abbiamo fatto perché abbiamo creato un festival unico a livello nazionale e internazionale, ottenendo riconoscimenti straordinari. Siamo stati promotori e precursori di un cambiamento culturale, etico e sociale della fotografia. Abbiamo reso la fototerapia e la fotografia terapeutica dei concetti non più astratti ma termini di un linguaggio comune e riconosciuto. Abbiamo creato importanti progetti con una ricaduta su tutto il territorio nazionale ed europeo. Abbiamo promosso la fotografia in Umbria e abbiamo reso Perugia un luogo di incontri e scambi tra professionisti del settore provenienti da tutto il mondo.”

Ed eccoli, quei numeri:

  • 122 mostre fotografiche
  • oltre 22.000 presenze
  • 181 relatori
  • 586 progetti ricevuti, per un totale di 11.000 fotografie
  • 33 workshops
  • 40 eventi
  • artisti e relatori provenienti da più di 50 Paesi
  • oltre 650.000 condivisioni sui social media
  • più di 300 testate giornalistiche interessate

E che fine farà l’Umbria World Festival di Foligno, quello che aveva iniziato la sua gloriosa storia con la denominazione “Canti & Discanti”, rassegna di musica etnica e popolare, diventando nel tempo uno dei più importanti festival culturali del Centro Italia con una crescente attenzione dedicata alla fotografia? Ha avuto dalla sua eccellenti collaborazioni Istituzionali, come la Fondazione Culturale Europea, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Università degli studi di Perugia, varie ambasciate, registrando anch’esso dei numeri molto significativi.

Questi i dati dal 2015 al 2018:

  • 30 mostre realizzate
  • 30 autori proposti
  • 1100 immagini stampate
  • 700 metri lineari espositivi
  • 12 concerti
  • 000 visitatori a palazzo Trinci
  • 700 iscrizioni al concorso fotografico Portfolio Umbria Photo Fest

Abbiamo voluto raccogliere anche la testimonianza di Piter Foglietta, uno dei suoi organizzatori, che ci comunica che l’Umbria World Festival è a oggi sospeso in accordo con l’Amministrazione Comunale di Foligno, con la quale era in programma la preparazione per l’edizione 2020. La sospensione è dovuta all’incertezza dei fondi pubblici e privati, che progressivamente sono andati diminuendo anno dopo anno, nonostante la crescita esponenziale di UWF, sia in termini di presenze, sia di rilevanza mediatica su scala nazionale e di artisti internazionali promossi ed esposti. Anche Foglietta lamenta come in Umbria non esista la consapevolezza di una cultura fotografica trainante. Trainante sia nel settore della cultura, sia in quello del turismo. Basti pensare come, qualche tempo fa, è stata gestita l’immagine della nostra regione, aggiunge Foglietta, chiamando un grande fotografo come Steve Mc Curry, senza però sentire o consultare quegli operatori che da anni si danno da fare per organizzare e gestire i vari festival fotografici umbri, tutti portatori di un’immagine assai più genuina del territorio.
A queste cancellazioni fa però da contraltare fortunatamente la nascita del Primo Festival di Fotografia Contemporanea a Todi. Organizzato dall’agenzia giornalistica Rosebud2, dall’Associazione culturale MaMo di Arles, da The Language Center di Todi, e patrocinato dal Comune di Todi, si è tenuto dal 19 al 27 ottobre 2019 con una settimana di incontri, mostre, eventi, workshop raccontando quello che è oggi la fotografia nell’era di Instagram e Facebook, in un’epoca di grandi mutamenti del linguaggio fotografico. E con successo a Narni resiste ancora NARNIMMAGINARIA , lo scorso giugno con la sua quinta edizione dedicata ai “Paesaggi umani”, intesi come scoperta di significati e di intenzioni attraverso cui l’uomo riconosce sé stesso. L’idea di questo progetto – una lettura fotografica dei paesaggi urbani, extraurbani e sociali del territorio narnese – è nata dall’Associazione Culturale SATOR (che aderisce alla Fiaf e svolge un’attività legata prevalentemente alla fotografia) per fornire immagini di Narni e della sua gente capaci di (rap)presentare quel territorio in un portale dedicato al turismo.

Parlavamo all’inizio di confronto e merita allora guardare cosa succede in questo ambito in Toscana, dove il panorama offerto dalle rassegne di fotografia sembra essere di tutt’altro genere e dove in tutti i casi di seguito descritti si registra la partecipazione attiva delle istituzioni locali e l’appoggio di vari partner privati. Ecco allora il Photolux Festival di Lucca, che quest’anno (16 novembre/ 8 dicembre) ha vissuto di una luce tutta particolare. L’intero programma è ruotato attorno al tema “Mondi/New Worlds” e ha mostrato come, all’insegna dell’energia e della scoperta, Photolux Festival continui a offrire un prezioso momento di incontro, un crocevia di grandi maestri, esperti nel settore e appassionati, aprendo anche uno spiraglio da cui osservare i nuovi talenti e i linguaggi più all’avanguardia.

E che dire poi del Cortona On The Move, ovviamente a Cortona? Anche quest’anno è stato un punto di riferimento non solo per fotografi affermati e amatoriali, ma anche per un pubblico nazionale e internazionale attento alla cultura contemporanea. Ogni anno vede crescere il numero dei visitatori, dei volontari e dei professionisti coinvolti e l’edizione appena conclusa ha avuto come tematiche il paesaggio, la natura, il territorio.
Altra esperienza importante nella regione toscana è quella Siena Awards Festival dove, tra le altre iniziative, c’è stata l’importante mostra “Imagine all the People Sharing all the World”. Obiettivo del festival è sempre quello di unire a un’iniziativa di carattere culturale di respiro internazionale il nome di Siena, città di straordinaria ispirazione per la ricerca fotografica, a partire dalla festa che la rende unica al mondo e che ne è la più piena e più intima rappresentazione: il Palio.
Da non dimenticare anche il festival internazionale ImagOrbetello, patrocinato dal comune di Orbetello e riconosciuto dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti come promotore di corsi di formazione accreditati. Grandi sinergie nel territorio in diversi settori: docenti universitari, scrittori, giornalisti, editori, galleristi, stampatori, fumettisti con l’intento di affrontare a tutto tondo l’immagine fotografica.
Di Bibbiena ci siamo già interessati in un precedente articolo, ma vale qui la pena ricordare questa graziosa cittadina del Casentino, sede del CIFA – Centro Italiano per la Fotografia d’Autore, emanazione della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche –, che ha voluto fare della fotografia un catalizzatore di creatività, un facilitatore di contatti nel villaggio globale, un attrattore turistico.

Per quanto riguarda le Marche, è da rilevare che pur laddove le iniziative hanno una risonanza più limitata, esse assumono sempre una fondamentale importanza per il territorio di riferimento.  Ciò vale per esempio per il festival FacePhotoNews di Sassoferato, che rappresenta il naturale sviluppo del clima creativo instaurato e diffuso attraverso il volontariato culturale, in particolare nel gruppo di coordinamento del progetto “10/12/2008 – Una giornata particolare nelle Marche” ispirato dalla Fiaf e supportato dalle istituzioni locali. Ma l’ambizione di portare una rassegna fotografica in un territorio di provincia, nella Vallesina in particolare, è anche nell’ Effeunofest di Jesi (AN). Il festival promuove una serie di mostre di fotografi locali, nazionali e internazionali, a cui affianca eventi, workshop fotografici, incontri con gli autori, letture portfolio e un concorso fotografico a tema. Anche qui il merito della manifestazione va al volontariato culturale di un circolo fotografico: l’Effeunopuntouno di Moie di Maiolati Spontini, nella provincia di Ancona.
Ad Ancona, e precisamente nella Polveriera Castelfidardo sita nel parco cittadino del Cardeto, si svolge l’Ancona Foto Festival, ideata e organizzata dall’associazione fotografica “Il Mascherone”.  Il Comune di Ancona, attraverso l’assessorato alla Cultura, contribuisce economicamente alla sua realizzazione, patrocinata dalla Regione Marche e coadiuvata, quest’anno, dal Festival della Fotografia di Lodi.
Ma nel panorama marchigiano delle rassegne fotografiche, la realtà più significativa è quella di Senigallia. Proprio a Senigallia sono state infatti inaugurate da poco le due mostre della rassegna “C’era una volta la fotografia”, avvio della lunga anteprima della Biennale di Fotografia che si terrà in città a partire dal 2020. Fino al prossimo 2 giugno, sono infatti aperte al pubblico le esposizioni “Cavalli, Ferroni, Giacomelli. Scatti inediti dagli archivi di Senigallia” a Palazzo del Duca, e “Piccoli tesori dell’800. Marubbi, Naretti: callotipi, dagherrotipi e variazioni” a Palazzetto Baviera, due mostre che fanno parte di una più grande iniziativa che assumerà certamente rilievo nel campo fotografico italiano. Quella predisposta dall’amministrazione senigalliese – e lo ha ribadito convintamente il sindaco Maurizio Mangialardi durante l’inaugurazione – è una strategia per rafforzare il prestigioso riconoscimento di “Senigallia come Città della Fotografia” sia nel panorama nazionale, sia in quello internazionale, che prevede anche eventi oltre i confini italiani come i recenti scambi culturali con il consolato russo.

Il confronto può anche terminare qui, pur nella sua inesaustività. Abbiamo però ritenuto importante rappresentare alcuni esempi, tra i più conosciuti, di come le tre regioni limitrofe dell’Italia di Mezzo scelgano di metter in mostra l’arte fotografica. E quali conclusioni poter trarre dai nostri ragionamenti, che muovono dal rilievo che solo a partire dalla fine degli anni Novanta, in ritardo con gli altri Paesi europei e di oltreoceano, la fotografia ha registrato un’attenzione crescente da parte del pubblico italiano, e quindi una proliferazione di musei, di spazi espositivi, di manifestazioni poliennali, di gallerie, di fiere di settore?
Nonostante il ritardo, possiamo però affermare che oggi vi è un enorme interesse internazionale sul valore culturale della fotografia italiana, un bene che da noi è rimasto troppo a lungo dentro un incomprensibile cono d’ombra. Davvero impossibile ormai contare il numero di mostre temporanee dedicate alla fotografia, che ha portato negli ultimi dieci anni il nostro Paese a primeggiare a livello mondiale per il tasso di crescita di questa offerta. Tali manifestazioni – temporanee, biennali, triennali – hanno generato nuovi network tra artisti, collezionisti, istituzioni e curatori, tutti intenzionati ad affermare le identità culturali delle nuove sedi della fotografia che nelle regioni e nelle città appena elencate mostrano il loro forte desiderio di ottenere visibilità. Ciò alimentato pure dal fatto che la fotografia, oltre a essere il linguaggio e il mezzo scelto da moltissimi artisti contemporanei, attira oggi un pubblico di massa e alimenta significativi flussi turistici, costituiti in larga parte da giovani, italiani e stranieri, con un tasso d’istruzione medio-alto, capace di esercitare un importante impatto economico, occupazionale e turistico sulle realtà che tocca e nelle loro economie. La fotografia, da nicchia esclusiva frequentata da pochi eletti, è diventata insomma una passione che muove numeri straordinari, e gli eventi che la riguardano rappresentano spesso la principale ragione che spinge migliaia, o decine di migliaia di persone a visitare un piccolo o grande centro. Un cambiamento epocale, questo, avvertito quando, in un non lontano passato, nel 2017, il MIBACT progettò una “Cabina di regia per la fotografia” con l’intenzione di riordinare le idee nell’ambito di un’espressione artistica che da noi non sembrava ancora capace di stare al passo con i tempi. Peccato che, con la caduta del governo allora in carica, non se ne fece più nulla – per una storia tutta italiana che noi abbiamo già raccontato.
Pur nella considerazione di un’inevitabile diversità di veduta sul fenomeno fotografico nelle regioni prese ad esame, una diversità di certo condizionata anche da scelte politiche che poco hanno a che fare con l’espressività artistica e quindi poco utili e lungimiranti rispetto alla cultura dei territori, il nostro auspicio finale è che anche l’Umbria – e soprattutto le sue istituzioni e le sue amministrazioni locali – possa finalmente dare il suo contributo per una seria rappresentazione della cultura fotografica. Vorremmo anche in Umbria registrare un’offerta espositiva adeguata al quadro che abbiamo fin qui disegnato, un’offerta che possa scaturire da una collaborazione fattiva tra gli enti pubblici e quel volontariato culturale del settore che con i suoi sforzi e le sue energie ha fin qui saputo garantire gran parte di ciò che il pubblico interessato ha potuto apprezzare a fianco, e al di là, dei pochi mega-eventi che le istituzioni locali hanno scelto di finanziare – sui quali, cioè, le amministrazioni hanno scelto di concentrare i (pochi) mezzi che dichiarano di poter dedicare all’arte e alla cultura.

Una delle sale dell’ultima edizione di Umbria Word Festival (Foligno, Palazzo Trinci, 2018).
Fonte: https://www.facebook.com/UmbriaWorldFest

 

Pubblicato il 11/12/2019