[fonte: http://www.barbanera.it/almanacchi.html]

(Anna Rita Guarducci). “Il sol, la luna ed ogni sfera, or misura Barbanera per poter altrui predire tutto quel che ha da venire”. Così si apre l’Almanacco Barbanera, dal 1762 ancora oggi pubblicato insieme al calendario-lunario e molti altri titoli affini. Vi si trova un compendio di cultura popolare raccolta nel tempo e nei luoghi più disparati, archiviata o in fase di archiviazione dalla “Fondazione Barbanera 1762” che ha sede a Spello in un complesso rurale del XVIII secolo. La lunga tradizione dell’almanacco ha sollecitato anche la curiosità sulle sue origini da parte di Elisa Marazzi, che con un suo piccolo volume dal titolo Sotto il segno di Barbanera (Milano, Mimesis/Libricolae, 2017) ha indagato sul successo dell’almanacco esaminando il materiale raccolto dalla “Fondazione Barbanera 1762” e cercando di capire origini, fonti e qualcosa di più del misterioso autore dell’almanacco. Il lavoro si apre con un aforisma, quanto mai ispirato al tema, tratto dal Policraticus di John di Salisbury, filosofo e vescovo di Chartres: “Le persone avide di denaro e quanti frequentano e coltivano i libri non possono vivere assieme: il medesimo tetto, credimi, non può coprire gli uni e gli altri.”

Svelare tutti i misteri di un tale soggetto non è semplice se è capace di suscitare curiosità ancora oggi dopo aver attraversato secoli e culture anche grazie ai suoi misteri. Può però essere utile, in tal senso, consultare il volume di Ivo Picchiarelli, I primi passi di una tradizione italiana. I più antichi Lunari Barbanera in foglio, Foligno, Editoriale Campi, 2009. La “Fondazione Barbanera 1762” conserva oltre ottomila almanacchi italiani e stranieri in cui sono raccolti i saperi legati alla vita quotidiana, all’agricoltura, alle nozioni dell’astronomia intrecciate con le previsioni dell’astrologia; ma vi si trova anche L’almanacco per contenersi in società (quello relativo all’anno 1874), delle Edizioni Colombo Coen di Venezia, che alla prima norma generale recita: “Una persona educata deve essere necessariamente gentile”.

La redazione dell’Editoriale Campi al lavoro negli spazi ricavati da un complesso rurale del 18° secolo nella campagna di Spello –  [fonte: https://atlas.landscapefor.eu/content/uploads/media/3/2017-10-15-barbanera-spello.jpg%5D

Che dire poi dell’almanacco per l’anno bisestile 1792? Il suo titolo è L’amante del pubblico bene, con un termine che va inteso come la salute per chi viaggia – perché le parole di allora conservavano il significato delle cose essenziali, e la salute per chi viaggiava era una di queste. Come sia da intendersi quel “pubblico bene” lo chiarisce l’estensore dell’introduzione “[…] mi sono prefisso di poter giovare co’ miei Segreti a chicchessia, massime a quella parte d’Uomini, che essendo Viaggiatori non hanno il modo di farsi curare quando fossero presi da qualche malore […]”

E poteva forse mancare nel novero l’almanacco politico? Certo che no: ha il titolo L’elettore, e il come sottotitolo appunto Almanacco politico (Milano, Vallardi, 1866). Contiene il programma politico dell’associazione liberale progressista che al capitolo “Lotta elettorale” recita “V’accontentaste di consigliarci a scegliere per deputati uomini onesti, indipendenti e sinceramente liberali, che non fossero né impiegati, né preti, e pel restante v’affidaste al nostro buon criterio […] Vi sovviene in quali acque ci toccò navigare sullo scorcio del 1859? Eravamo liberi sette milioni appena di italiani, altri quattro milioni avevano bensì dato un congedo co’ fiocchi ai loro tirannelli […]” Ma chissà cosa si scriverebbe dei tempi moderni.

C’è poi tutta una lunga serie di altre Barbe: Barba Bianca, Barba Grigia, Barba d’Oro, Barba Bleu, Barba Verde, fino a Barba Vera di Tito Livio Cianchettini – sorta di Pasquino marchigiano, che pubblicava con la testata Il travaso delle idee il cui motto era “accidenti ai capezzatori”, appellando così gli appartenenti alle classi dirigenti che tentavano di imporre la cavezza al popolo. Basta leggere la copertina di questo libretto per farsi un’idea del soggetto, da Lombroso giudicato “mattoide”. Vi si legge: “Motti celesti e d’ogni altro colore calcolati in perfetta intesa per l’Europa, l’America, Marte, Venere e altri capoluoghi. Per l’anno 1919, primo dell’Era pacifica del filosofo onnisciente, antiveggente e trapanante. Barba Vera, mente fina, il futuro v’indovina e giammai non fa cilecca salvo quando non ci azzecca”. Per le storie di cronaca nera, da vedere anche l’archivio dei cliché usati per la riproduzione di immagini da stampare sui fogli insieme al racconto, scritto in versi.

La ricerca e la raccolta di cultura popolare svolte dalla Fondazione ha ricevuto anche il riconoscimento da parte dell’Unesco come patrimonio dell’umanità e “Memoria del mondo”: dal 2015 è diventato così emblema universale di un genere letterario che ha contribuito nei secoli a diffondere saperi e conoscenze in ogni settore della vita quotidiana, da quelle effimere dell’astrologia a quelle essenziali delle pratiche agricole con utili nozioni di astronomia, cucina, giardinaggio, proverbi, salute, bellezza, sostenibilità e altro ancora arricchendosi di contenuti a ogni edizione.

Infine, merita un commento il complesso rurale del XVIII secolo che ospita la fondazione a Spello, e ciò in particolare per l’impatto di rilassante accoglienza e cura derivanti dal giardino e dall’orto progettati appositamente per questo effetto con geometrie di siepi, vialetti, pergolati, rose, alberi da frutto, ortaggi, fiori, vegetazione anche sulle pareti esterne degli edifici. C’è anche un piccolo condominio, l’Hotel degli insetti, della grandezza di uno scaffale, con ripiani fatti di laterizi forati, canne, cartoni ondulati a formare tanti interstizi dove insetti e piccole creature possono trovare un habitat accogliente per nidificare. Perfino il parcheggio è formato da piazzette delimitate da siepi e coperte con pergolato ombreggiante, e dalla strada d’ingresso si gode la vista di Spello.

[Hotel degli insetti]

Forse non si immagina che dietro a un calendario-lunario possa esserci tanto lavoro di ricerca e confezione, compresa la Editoriale Campi, casa editrice di tutte le pubblicazioni di Barbanera e prosecutrice a suo modo di quella tradizione tipografica folignate che vanta la stampa della prima edizione della Divina Commedia nel 1472, e poi la stamperia di Pompeo Campana da cui uscì nel 1762 il primo Barbanera.

Va anche detto che una simile raccolta di cultura popolare genera anche un’economia, a dispetto di chi pensa che con la cultura non si mangia. La Editoriale Campi fattura circa 3 milioni di euro l’anno con 11 dipendenti, avendo come suo titolo di maggiore tiratura proprio il Calendario Barbanera con 2,5 milioni di copie, continuando con l’Almanacco, l’Erbario, l’Astrologia e altri titoli. Offre pure servizi editoriali come oroscopo, rubriche di cucina, “Angolo Verde” – per canali media, giornali, radio, tv e pagine social. La “Fondazione Barbanera 1762” rimane comunque un ente no-profit. Nato per affiancare la Editoriale Campi nella valorizzazione del marchio “Barbanera”, si occupa della gestione del patrimonio archivistico storico dell’azienda e di una collezione libraria specializzata in editoria popolare e in almanacchi.

[Eccetto quella in intestazione e l’interno di redazione, tutte le foto sono di Anna Rita Guarducci]

8 agosto 2019