Encuentro 1(Redazione) – Si è svolta a Perugia, a Terni, a Foligno e a Gubbio, la sesta edizione di “Encuentro”, il festival delle letterature in lingua spagnola che in questi ultimi anni è riuscito a conquistarsi un posto di tutto rilievo nel panorama internazionale, potendo giovarsi della collaborazione e del patrocinio culturale dell’Istituto Cervantes e delle ambasciate di Spagna e Argentina. Finito il ciclo di iniziative in Umbria, “Encuentro” si è poi immediatamente trasferito a Roma, al Cervantes appunto, per una sessione di lavori di altri due giorni, e successivamente a Torino, dove pure quest’anno ha avuto il suo spazio nella sezione SuperFestival del Salone del Libro. Fin dal suo inizio il successo di questa manifestazione e la sua notorietà sono andati crescendo, con una formula che se ha nella letteratura contemporanea ispanofona il suo focus, sa anche proporre altri significativi aspetti ed espressioni sia della cultura spagnola, sia di quella più variegata del mondo latinoamericano – con proiezioni, spettacoli, recite, concerti, mostre…

Encuentro 2Nelle sue varie edizioni, “Encuentro” ha portato nelle varie sedi della manifestazione scrittori, giornalisti e intellettuali tra i più importanti di Spagna e di America Latina, riscuotendo sempre il grande favore di un pubblico proveniente da tutta Italia e dall’estero. Un pubblico fatto per lo più di appassionati, che amano tornare a riunirsi per questo evento avendo potuto conoscere e ascoltare dal vivo autori come Paco Ignacio Taibo II, Enrique Vila-Matas, Luis Sepúlveda, Leonardo Padura Fuentes, Almudena Grandes, Arturo Pérez-Reverte, Raquel Robles, Javier Cercas, Rosa Montero, Andrés Neuman, Marcos Giralt Torrente, Guadalupe Nettel, Ignacio Martínez de Pisón – solo per citarne alcuni.
Organizzare e gestire per sei anni un’impresa del genere non è quindi cosa da poco, come si può immaginare. Soprattutto quando non si può contare sui grandi sponsor, che in Umbria sembrano tutti volersi concentrare su quegli stessi tre o quattro eventi che monopolizzano e fagocitano l’economia culturale del territorio. O quando si perde l’appoggio delle istituzioni locali in seguito ai rivolgimenti che un’elezione può procurare. E allora è il caso di farci raccontare come questa manifestazione è nata e, soprattutto, come riesce a sopravvivere in questo panorama così complicato. Lo abbiamo chiesto a uno dei suoi ideatori e organizzatori, Rocco Dozzini che, a lato della sua professione di avvocato e in collaborazione con suo fratello, lo scrittore Giovanni Dozzini, continua indefessamente a dedicare la sua passione e le sue competenze a “Encuentro”.

Ci racconta innanzitutto come nasce “Encuentro”, da quali esperienze e interessi?
“Encuentro” nacque nel 2014, in una fredda giornata di gennaio, nell’ufficio dell’Assessore alla Cultura del Comune di Perugia dell’epoca, Andrea Cernicchi. Non nasceva di certo dal nulla: era l’epilogo di una lunga stagione di incontri letterari organizzati con successo crescente da un’associazione, “Banana Republic”, animata da un piccolo gruppo di appassionati di letteratura che decisero a un certo punto di organizzare un vero e proprio festival delle letterature in lingua spagnola. All’assessore questa idea piacque molto e in appena due mesi preparammo la prima edizione.

Encuentro 3E già in quell’esordio “Encuentro” riscosse molto successo, vero?
Sì, un successo strepitoso, e tutto faceva pensare a un suo consolidamento negli anni a venire grazie al sostegno entusiastico del Comune. Dietro l’angolo c’erano però le elezioni, e la clamorosa vittoria di Romizi (sarebbe meglio dire il suicidio della sinistra) segnò la fine del rapporto tra “Encuentro” e l’Assessorato alla Cultura perugino, finito in mani dedite più al ricordo che al progetto. Fu così che a “Encuentro” non solo venne tolto fino all’ultimo euro di contributo ma venimmo persino cacciati da Palazzo della Penna, originario teatro del nostro festival letterario.

E a quel punto dove avete trovato le energie e i sostegni necessari per continuare?
Dopo mesi di incertezza, “Encuentro” si riprese – e continua tuttora a sopravvivere – grazie ad Arci-Umbria e al suo presidente Franco Calzini. Sono loro ad aver dato al festival una casa meravigliosa qual è “Umbrò” (ampio spazio culturale ed enogastronomico al centro di Perugia, n.d.r.), oltre al sostegno economico necessario a fare di Perugia, per una settimana, la capitale mondiale della letteratura ispanofona. In verità, una mano ce l’ha data anche la Regione Umbria, con un piccolo contributo, e la Fondazione Cassa di Risparmio, ma senza Arci – lo voglio ribadire – mai sarebbe stato possibile andare avanti.

E arrivati ora felicemente alla sesta edizione, quali sono le prospettive di “Encuentro”?
Il futuro è precario. Stiamo cercando nuove forme di finanziamento per dare a “Encuentro” una struttura più solida giacché il sostegno pubblico manca completamente – e ciò a dispetto del ruolo sociale che il nostro festival svolge, anche attraverso il lavoro che durante l’intero arco dell’anno facciamo nelle scuole.

Encuentro 4.jpgSponsor?
Nell’ultima edizione, quella dello scorso maggio, siamo riusciti a coinvolgere l’Istituto di Mediazione Linguistica di Perugia e il caffè Kimbo. Ma già in questi giorni stiamo lavorando alla definizione del programma del 2020, nel quale contiamo di inserire parecchie novità…

Ci dice allora come avviene l’elaborazione del programma?
È uno dei momenti più divertenti perché la sua strutturazione è figlia di discussioni animate in lunghe riunioni nelle quali ci sembra che nulla sia impossibile da realizzare. Quando è il momento di scegliere i luoghi del festival, cerchiamo di invadere tutta l’acropoli e immaginiamo il festival come un fiume di pagine che scorre a rivoli nelle viuzze del centro, fino a bussare casa per casa. Non è sempre facile, ma di sicuro è appassionante e ci gratifica enormemente vedere quanto il festival sia apprezzato dalle persone che affollano gli incontri. È la conferma che è stata giusta la scelta di costruire il nostro programma senza cedere mai alla tentazione di privilegiare la popolarità dello scrittore alla sua qualità letteraria. D’altra parte, di questi tempi sono nate a Perugia iniziative piuttosto singolari e dal quasi impercettibile valore culturale: ce n’è per tutti i gusti, insomma.

Sta dicendo che osserva anche lei un profondo cambiamento nell’offerta culturale?
Sì, proprio questo, e voglio esprimere allora un mio personale pensiero in conclusione di questa chiacchierata. È in atto nel nostro Paese un pericoloso capovolgimento di senso rispetto ad alcune parole. Quando si fa passare per “elitario” chi promuove la cultura e la conoscenza, si sta raccontando una fandonia che ruba il futuro ai nostri figli, chiamati a confrontarsi a livello globale con ragazzi preparatissimi sulla cui istruzione molti Paesi investono somme enormi. La vera élite è quella che si rivolge demagogicamente alle persone inneggiando all’ignoranza, da sempre strumento di controllo e di oppressione delle masse. Ci vuole molto cinismo per comportarsi così, perché si condannano generazioni di ragazzi alla povertà e alla disperazione, figlie della spaventosa regressione culturale e morale del nostro Paese.
Sono quindi molto fiero del lavoro che “Encuentro” svolge nelle scuole, nelle biblioteche, nelle sale e nelle piazze. Ed è per questo che non saranno mai le difficoltà materiali a fermare il nostro festival.

(Pubblicato il 3 luglio 2019)