(Fonte: https://www.arboreto.org/wp-content/uploads/gallery/parco/parco_arboreto_pianta.jpg)

(La Redazione) – Teniamo fede alla vocazione interprovinciale di magazzinocultura volando ai confini dell’Italia di Mezzo sulle onde di Rai Radio3Suite: è avvenuto nella sera del 15 maggio 2019, fredda e ventosa, come a dirci degli sconvolgimenti climatici ormai conclamati in un mese che dovrebbe farci sentire i primi profumi dell’estate. Ma proprio quella sera è accaduto di rimanere a bocca aperta scoprendo che circa trent’anni fa a Mondaino, 1400 abitanti in provincia di Rimini, 9 ettari di bosco erano rinfoltiti con seimila nuove presenze arboree di varie specie ed essenze diventando così un ecosistema di elevato valore naturalistico. All’Arboreto di Mondaino nel 1998 è arrivato un gruppo di persone accomunate dall’urgenza di alimentare tutto il processo che si trova a monte della produzione finale da offrire al pubblico. Obiettivo per il quale venne costituita l’associazione culturale che ha preso il nome del luogo: da lì in poi, l’Arboreto è diventato un approdo che trasforma in una sola esperienza l’immersione nella natura e la ricerca teatrale. Niente di più accattivante per la ribollente umanità che, mossa dalle vocazioni più variegate, calca i palcoscenici. Sulle colline tra Romagna e Marche, quello che era nato come centro sperimentale della flora mediterranea sotto l’egida dell’allora Corpo forestale dello Stato, ha cominciato ad attrarre un’utenza curiosa e creativa che si mescola di frequente con le scolaresche in visita del Centro di educazione ambientale; questo, va detto, è rimasto aperto proprio grazie alla presenza dei teatranti che continuano a gestirlo.

(Le immagini – https://www.arboreto.org/gallery/ – in rete meritano certamente uno sguardo attento e una riflessione sulla bellezza degli “entroterra” dell’Italia di Mezzo)

Ed è lì, in quel contesto naturale nel paesaggio della Val Conca, che si è insediato il Teatro Dimora costruendovi la sua sede come una grande foglia adagiata sul prato: con la sua struttura in legno lamellare; le pareti interne rivestite in cotto, come in cotto sono i pavimenti; la copertura realizzata con scaglie di materiale policromo a richiamare l’ardesia. Vi possono trovare posto fino a 200 persone, senza incontrarvi alcuna barriera architettonica. Costata circa 800 mila euro reperiti con vari bandi regionali e provinciali, è attiva da poco più di un anno. La sua pianta è questa.

(Fonte: https://www.arboreto.org/wp-content/uploads/2014/03/piantateatro.gif)

Nel consultare i materiali presenti nelle sezioni archivio del sito emerge un aspetto per noi assai importante: la capacità dei promotori/promotrici di individuare le risorse dei bandi pubblici destinati alla ricerca teatrale e alla formazione, e ciò sia per le figure attoriali, sia per quelle di supporto tecnico. Nove le persone che compongono lo staff in cui i ruoli direttivi vanno intrecciandosi con quelli operativi: l’unico modo per mandare avanti un’attività fondata su circa 250 mila euro di budget (medio) all’anno. La sede organizzativa si trova a Santarcangelo di Romagna, dove il teatro di ricerca ha trovato il suo contesto d’elezione fin dagli anni Sessanta, grazie anche alla rilevanza che la Regione Emilia – Romagna attribuisce a questa forma d’arte, riconoscendo il ruolo di residenza artistica alla Corte ospitale di Rubiera (Reggio Emilia) e al Teatro Dimora a cui la legge regionale 13/’99 ha destinato più di 30mila euro nel 2017, saliti a 62mila nel 2018. A questi se ne sono aggiunti 21mila da parte del Comune di Santarcangelo e, per lo stesso biennio, 15mila da quello di Novafeltria (Rn); oltre all’attesa dell’esito di un bando per il progetto “Di nuovo ERetici” che dovrebbe garantire una borsa di 6000 euro per il biennio 2019/2020: punta a cogliere le dinamiche di cambiamento nel panorama dei giovani artisti under 30.

(Fonte: https://www.arboreto.org/wp-content/uploads/2014/03/Teatro-Dimora_esterno-copia-718×400.jpg)

La linea di tutto il progetto è ben indicata in un articolo che spiega il significato di questo genere di attività. Il senso profondo delle residenze creative è quello di esprimere dei progetti complessi, difficili, critici, al fine di condividere un pensiero tanto straordinario quanto semplice e vitale per il presente e per il futuro del teatro: difendere e proteggere il “lusso” della ricerca, soprattutto per le nuove generazioni di artisti.

Il tempo sospeso delle residenze artistiche

C’è la dimensione del tempo sospeso che le residenze creative vogliono offrire a chi le sceglie per abbeverare la propria creatività. La loro rilevanza è stata riconosciuta anche dal Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, che nel 2015 ha varato il Progetto nazionale Residenze artistiche finanziato dal Ministero per i beni e le attività culturali e turistiche con la Regione Emilia – Romagna come capofila. Un’infrastruttura organizzativa e metodologica che, mantenuta, aiuterà a crescere i centri esistenti in 15 regioni. Nell’Italia di Mezzo: Umbria, Toscana, Marche, Lazio.

Permanenza da record: tre mesi

Il Teatro Dimora vanta un primato – ci è stato riferito da Fabio Biondi, direttore artistico – la residenza più estesa nel tempo (circa 3 mesi) che si conosca. Protagonista il Teatro Valdoca, fondato nel 1983 a Cesena da Cesare Ronconi (regista, 1951) e Mariangela Gualtieri (poeta e drammaturga, 1951).

(Fonte: https://www.arboreto.org/programma/anche-il-fango-ci-e-stato-alleato-teatro-valdoca/)

Occasione: la preparazione, nell’inverno 2017, di Giuramenti preludio a Il seme della tempesta – Trilogia dei giuramenti, progetto speciale. Debutto: Napoli Teatro Festival Italia (giugno 2018); ritorno: Arena del Sole di Bologna (maggio 2019). Da gennaio a marzo 23 allievi si sono preparati alla Trilogia insieme a 12 attori professionisti: in scena un totale di 35 persone di età oscillante tra 19 e 26 anni, a rendere perfettamente il modello dell’affresco teatrale e il desiderio molto forte di crescere. Due guide particolari hanno contribuito alla realizzazione di tutto questo: Elena Grigio per la voce e Lucia Palladino per la preparazione fisica, effettuata nel bosco tutti i giorni, per almeno due ore, e anche in condizioni meteo sfavorevoli.Questo spettacolo dura un paio d’ore ed è diviso in tre parti: Non ancora, eppure già, un concerto con figure; Discorso ai vivi e ai morti, per voce e coro; Giuramenti, teatro di movimento interpretato da dodici figure. Un testo che Mariangela Gualtieri ha costruito, giorno per giorno, entrando a far parte del movimento quotidiano in modo da dare a ogni persona le proprie parole. La migliore impressione di tutto questo lavoro la si coglie in scena, ovviamente, dimensione per la quale è stato realizzato. Ma qualcosa lo si può apprendere nel sito dell’associazione, nelle foto che vi compaiono, nei brani che ricostruiscono la storia di tutta questa vicenda così interessante e particolare, sebbene non troppo nota. È proprio da qui che, per concludere, prendiamo uno stralcio che ben ricostruisce l’inizio dell’avventura: “Abbiamo incontrato Mondaino un piccolo paese nella Valle del Conca, sul confine fra la Romagna e le Marche, un ritmo lento, una strada in salita da percorrere. Dietro una curva, un parco […] e una casa contadina rimodernata per la guardia forestale, poi abbandonati. Abbiamo deciso di dedicarci alla cura di questi luoghi, di risvegliarli con un’idea rischiosa proprio per i principi elementari che in essa si nascondevano […]. L’arboreto come un ecosistema, la sua vera intuizione naturale che diventa anche culturale. Un ambiente che potesse accogliere in armonia un insieme di relazioni, di rapporti tra più discipline come succede per le tante e diverse specie arboree”.

Pubblicato il 12 giugno 2019