Libri-soldi
(Fonte: http://scribacchiniperpassione.blogspot.com/2012/10/editoria-pagamento-esistono-case.html)

(Francesco Tozzuolo, editore) – “L’editoria a pagamento (in inglese, vanity press; in francese, édition à compte d’auteur) è il segmento del mercato editoriale in cui la pubblicazione di un libro è pagata dall’autore, direttamente o tramite l’acquisto di un numero prefissato di copie”. Così recita wikipedia in un articolo dedicato a questa forma di produzione libraria dove, fin da subito, viene sottolineata – quasi a dare i due diversi punti di vista su tale fenomeno – sia l’ironia dell’espressione inglese, sia la mancanza di responsabilità e di rischio d’impresa da parte dell’editore rispetto a quanto pubblica su commissione.

Continuando da parte nostra a tracciare la filiera del libro, dopo aver chiarito in un precedente articolo molti aspetti relativi al prezzo dei libri, affrontiamo ora questo modo di fare libri, che se in realtà appartiene alla storia del libro e dell’editoria fin dalle origini, è oggi il pane quotidiano di una gran parte degli editori italiani, ciò che permette loro di sopravvivere in un mercato sempre più asfittico che li obbliga, in molti casi, a stampare “a doppio binario”, per così dire: gratuitamente per gli autori che hanno un mercato sicuro o buone prospettive per conquistarlo; a pagamento per altri, quelli per i quali viene usato l’acronimo APS (autore a proprie spese, ideato da Umberto Eco nel suo Il pendolo di Foucault).

Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza in merito a questo importante fetta di mercato culturale nel nostro Paese. Iniziamo dicendo che spesso a pagamento sono le pubblicazioni delle associazioni culturali e sociali, quelle di enti, gallerie d’arte, musei, ministeri, assessorati, istituzioni ecc. Ma editoria a pagamento è in qualche modo anche la pratica del self-publishing (auto-edizione, o auto-pubblicazione), per la quale basta in effetti rivolgersi a una tipografia. Oggi poi, con i nuovi strumenti del “book on demand”, o anche “print on demand” (“stampa su richiesta”), con tirature talvolta ridotte a poche unità e quindi con prezzi di pubblicazione molto più abbordabili rispetto al passato, stampare il proprio romanzo o le proprie poesie è un lusso – o una “vanità” – che in molti possono senz’altro concedersi. Nel caso dell’autoedizione, l’autore ha due opzioni: allestire la sua opera da solo, limitando a richiedere come unica prestazione professionale quella della stampa; oppure, rivolgersi a uno stampatore chiedendo a lui di assolvere i compiti dell’editore: l’editing del volume, la correzione delle bozze, l’impaginazione e l’allestimento, l’eventuale vendita del libro attraverso i canali commerciali.

Alcuni dati. Per descrivere la diffusione della pratica della stampa a pagamento, bisogna partire dall’attività editoriale in Italia e dai numeri che indicano il suo sviluppo in tempi recenti. Li prendiamo da Libri, librai, lettori. Storia sociale del libro e funzione della libreria di Gianfranco Zanoli (Ponte alle Grazie, 1989) dove apprendiamo che nel 1919 vennero pubblicate 5.390 novità, numero che rimane praticamente invariato fino agli anni Sessanta per innalzarsi a 15.414 nel 1970 e poi il numero di 21.063 nel 1984. Tale crescita è continuata in modo esponenziale: nel 1998 furono stampati 56 mila nuovi titoli (come rivela Luciano Mauri, ex presidente di Messaggerie Libri, il più grande distributore italiano, in un’intervista del 1999 apparsa su Tirature, l’annuario sull’editoria italiana curato da Vittorio Spinazzola e pubblicato dalla Fondazione Mondadori), giungendo nel 2015 – dati ISTAT – a 65 mila per quanto riguarda i volumi cartacei (6,5 % in più solo rispetto all’anno precedente), a cui vanno aggiunti anche 63 mila in ebook.

Facendo due facili conti, nel 2015 venivano quindi pubblicati ogni giorno 350 nuovi titoli in totale, di cui 178 di carta. Sempre in quell’anno, il catalogo “vivo” – cioè quello dei libri in commercio di cui effettivamente si vende almeno qualche copia – conteneva 906.481 titoli (+5,2% sul 2014). Venendo poi a dati più recenti – sempre secondo l’ISTAT –, nel 2017 c’è stato un aumento ulteriore di circa il 15% rispetto ai numeri appena riportati: 74.000 titoli in cartaceo (202 al giorno, 8,4 libri ogni ora, 0,7 libri ogni 5 minuti).

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(Fonte: https://www.agi.it/cultura/pubblicare_libro-5510680/news/2019-05-21/)

Rispetto ai numeri riportati è complicato, se non impossibile, calcolare quanti titoli vengono stampati a pagamento, o quante siano le case editrici che pubblicano solo a pagamento e quelle che lo fanno anche a pagamento. Neanche l’ISTAT è in grado di fornire simili dati – interpellato, ci ha risposto testualmente: “Per quanto riguarda il quesito posto, se per Case editrici a Pagamento si intende le case editrici che pubblicano libri su compenso dell’autore, possiamo dire che l’Indagine Istat sulla Produzione Libraria non rileva questo aspetto; inoltre tra i criteri di eleggibilità per entrare a far parte della rilevazione sono escluse le opere librarie pubblicate per conto terzi. Pertanto i libri auto-pubblicati (self-publishing) non vengono censiti”.

Per la nostra indagine, non rimane quindi che affidarsi a internet, dove in effetti esistono elenchi di editori che pubblicano facendosi pagare, ma le informazioni così ricavate possiamo solo prenderle come indicative e le quantità considerarle certamente per difetto. Sarebbero 179 gli editori che dichiarano di pubblicare a pagamento, mentre 95 sono quelli a “doppio binario (cioè, anche a pagamento), per un totale di 274 – il 17% del loro totale. Rispetto al numero di opere edite in un anno in Italia (ci riferiamo al 2016), oltre 10.540 di queste sono state probabilmente pagate dagli autori, per un dato che comprende tutta la tipologia degli editori: i piccoli, i medi e i grandi (una categorizzazione di cui trattiamo in dettaglio nell’appendice).

Quei dati non comprendono però quelli relativi al self publishing, la cui produzione non è sufficientemente documentata. L’unica informazione numerica reperita è quella relativa a una specifica piattaforma, forse la più famosa, ilmiolibro, che dichiara di aver pubblicato 1.583 titoli nel solo 2012.

In questo settore operano però anche altre piattaforme (Kindle Direct Publishing, StreetLib, Youcanprint, Lulu) e, da una serie di raffronti e di indicazioni desunte, non è forse azzardato ritenere che attraverso l’auto-pubblicazione escono ogni anno in Italia circa 7.500 titoli. Sommati questi alle 10.540 opere pubblicate a completo carico degli autori ci portano a un totale di 18.000 titoli – un numero rilevante, circa il 30% dell’intera produzione italiana annuale.

A queste tirature andrebbero poi aggiunte quelle relative alla produzione di tipografie tradizionali e di quelle digitali online, le cui attività vengono anch’esse solo parzialmente censite dall’ISTAT. Se ne ricava un numero incredibile di opere a stampa prodotte nel nostro Paese (circa 80.000 ogni anno).

Forniti i dati, rimane da dire dei motivi principali che possono indurre a pubblicare una propria opera con una delle piattaforme di self-publishing. Possiamo intanto ritenere che la maggior parte degli autori che decide di ricorrere all’auto-pubblicazione sono quelli che con i loro lavori non hanno attirato l’attenzione di alcuna casa editrice, ma anche quelli che pur avendo avuto un qualche rapporto con un editore ne hanno ricavato delusioni. C’è poi la spinta che il self-publishing ha ricevuto grazie al successo conquistato da alcuni autori sconosciuti. Basti ricordare, in Italia, i casi di Luca Rossi (Energie della galassia), o di Rita Carla Francesca Monticelli (Deserto rosso); o, all’estero, dell’inglese Erika Leonard James (50 sfumature di grigio), tanto per citare il caso forse più noto. E cosa offrono le piattaforme di auto-pubblicazione a un autore? Quelle più serie garantiscono sia la pubblicazione, sia la distribuzione del libro (nonché la stampa, in caso di libri cartacei). Inoltre, per stampare generalmente non chiedono soldi per stampare; chiedono solo un contributo per l’ottenimento del ISBN da attribuire al volume (circa 75 euro), o il pagamento per usufruire di alcuni servizi aggiuntivi (forniti però solo se richiesti dall’autore). E non si appropriano dei diritti d’autore, stipulando per lo più contratti che possono essere interrotti in qualsiasi momento dove vengono riconosciute percentuali variabili (fino al 30%) sui guadagni ottenuti da eventuali vendite.

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(Fonte: https://www.editage.com/book-editing-services/articles/self-publishing-basics-beginners-guide.html)

Il quadro sembra allora di tutta convenienza, per chi scrive, ma c’è un ma… Nessuna piattaforma produce una sola copia dell’opera finché qualcuno non la ordina, autore compreso. Il testo rimane cioè virtuale: pronto sì, per essere stampato, ma conservato in un file digitale. Se volete la vostra copia e magari anche altre da regalare a parenti e amici, dovete pagarvele, con prezzi non del tutto insignificanti. Per concludere: se siete degli autori e avete il vostro manoscritto nel cassetto, avete oggi un’ampia gamma di possibilità per pubblicarlo, e ora anche i dati del mercato nel quale la vostra opera potrebbe andare a finire. Se negli anni Sessanta e Settanta, la proliferazione della produzione libraia poteva essere ascritta al boom economico e alla crescita dei livelli di alfabetizzazione, siamo certi che quella ben più massiccia registrata negli ultimi anni è determinata quasi totalmente dall’abbassamento dei costi di produzione prodotti dalla stampa digitale e dal conseguente aumento dei libri auto-pubblicati. Determinata quasi totalmente, abbiamo detto, in quanto a giocare a favore di questa espansione c’è anche quell’elemento imponderabile di cui si diceva all’inizio: la Vanità di vedere il proprio nome stampato in cima a un frontespizio. Una debolezza assai umana, questa, pertanto giustificabile e sicuramente più sofisticata rispetto alla ricerca di notorietà che i social offrono attraverso facili e molto praticate scorciatoie.

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APPENDICE

In Italia vengono considerati “piccoli” gli editori che pubblicano da 1 a 10 titoli all’anno, “medi” quelli da 11 a 50 titoli, “grandi” quelli che stampano annualmente oltre 50 titoli. Complessivamente, nel nostro Paese le case editrici “attive” – ovvero, quelle che pubblicano almeno un volume all’anno – sono 1505: il 53% operano al Nord (32% nel Nord-ovest e il 21% nel Nord-est), il 30% al Centro, il 12% al Sud, il 5% nelle isole.

TABELLE IMMAGINE

Pubblicato il 5 giugno 2019.