FOTO DI TESTA
(Riccardo Gambelli Senza titolo, 1953. Provino)

(Marco Nicolini) – Senigallia, anni Cinquanta, una città regolata da ritmi lenti dettati dal suono campanario delle numerose chiese: gli uomini al lavoro in mare, nelle campagne, nelle botteghe; le donne affaccendate ad accudire case e a fare la spesa con pochi soldi in tasca.

“Questo mondo è ancora alle prese con la povertà postbellica, ma felice grazie alle calorose relazioni umane, ricche di sani valori, esistenti tra i suoi abitanti. Giuseppe Cavalli è uno dei principali protagonisti della fotografia artistica italiana impegnato a divulgare l’arte nella sua comunità cittadina”, si legge nel Manifesto del Gruppo Fotografico “La Bussola” (1947-1957) che, sebbene nata a Milano, vive prevalentemente a Senigallia nei pensieri, nelle attività fotografiche e di pubbliche relazioni di Cavalli. A Senigallia attorno a lui si forma un gruppo di amici che lo frequenta e che si ritrovano spesso nella tipografia di Mario Giacomelli. Tutti insieme, tra qualche provino fotografico che passa di sguardo in sguardo e con accese discussioni sulla fotografia, vanno a prendere il caffè al solito bar, per poi dedicarsi ognuno alle proprie attività. È così che la città marchigiana inizia a diventare uno dei principali riferimenti della fotografia nazionale, insieme alla “Gondola” di Venezia promossa da Paolo Monti, l’altro leader dei fotografi italiani oltre a Cava.

1954 – Nasce la “nuova fotografia italiana”

In questo modo, nel 1954 prende le prime mosse l’organizzazione fotografica “Misa”, dal nome del fiume che attraversa Senigallia. L’allora ventenne Riccardo Gambelli (1931), è un fattorino telegrafico, trova proprio nel “Misa” lo stimolo per la propria crescita, umana e culturale, e il luogo dove condividere le proprie esperienze fotografiche assieme ad altri giovani appassionati fotografi, poi diventati famosi come Piergiorgio Branzi, Alfredo Camisa, Ferruccio Ferroni, Mario Giacomelli: quest’ultimo suo intimo amico. All’interno del gruppo dei senigalliesi, Gambelli fu il più giovane a partecipare a quella splendida e sofferta stagione della fotografia italiana, dove la tradizione formalista chiudeva il proprio fondamentale ciclo e dove nasceva la Nuova Fotografia Italiana – come la chiamò Giuseppe Turroni nel 1959. La fotografia era allora una passione costosa, estranea agli stili di vita dei ceti popolari che la consideravano come un vezzo borghese. A un giovane come Gambelli l’esercizio di tale passione imponeva quindi tante rinunce rilevanti. Comincia la sua attività fotografando il paesaggio interno, la terra e non il mare, e poi le persone che quel paesaggio abitano. Il suo lavoro lo porta, in bicicletta, in ogni angolo del comune di Senigallia e questo suo contatto quotidiano con il paesaggio urbano e rurale è il tema che inizialmente lo attrae di più. Le “marine” verranno solo più tardi. La fotografia di Gambelli è di evidente scuola cavalliana, con i suoi toni alti e il dominio geometrico dello spazio. Dopo quella prima stagione, si caratterizzerà con “still life”, “ritratti”, “figure ambientate”. Fu però esperienza che durò solo pochi anni, in quanto i costi di quella che rimaneva una passione obbligarono Gambelli a rinunciare definitivamente alla fotografia alla fine del 1960.

La collezionista 1954
(Riccardo Gambelli – La collezionista, 1954)

Tre sopralluoghi per uno scatto

“Prima di fare un solo scatto, io e Giacomelli, facevamo tre sopralluoghi nella zona prescelta per scegliere il momento con la luce migliore: alla mattina, a mezzogiorno, al pomeriggio… a quel tempo le pellicole fotografiche erano troppo costose per sprecarne anche un centimetro! Non era mica come oggi che gli scatti si fanno a raffica con le macchine digitali…”. Parole dello stesso Gambelli ascoltate a Perugia per l’inaugurazione della mostra dedicata a lui e all’esperienza del “Misa” tenuta nel dicembre 2018 alla Galleria Fiaf di Palazzo della Penna. L’esposizione si è protratta per oltre mese con grande partecipazione di un pubblico dimostratosi assai interessato a queste tracce di memoria personale e, al tempo stesso, di storia fotografica italiana.

Gambelli
(Riccardo Gambelli. Galleria Fiaf, Perugia. 2 dicembre 2018)

Niny del gruppo Misa

E’ stata quella l’occasione per ascoltare il racconto dei suoi figli, Anna e Luigi, sulla riemersione alla luce – nel 2010 – di quelle fotografie, rimaste per decenni nei cassetti di papà Riccardo. Sono diventate il contenuto di un volume, “Niny” del gruppo Misa” (omniacomunicazione Editore, 2010), curato da Silvano Bicocchi, critico fotografico e Direttore del Dipartimento Cultura della Fiaf, la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Gli scatti di Gambelli verranno successivamente esposte, alcune in originale, altre in ristampa, in varie altre mostre nelle Marche e nelle regioni confinanti.

Mostra
(Mostra alla Galleria Fiaf Perugia. 2 dicembre 2018 – 6 gennaio 2019)

In questo modo Anna e Luigi Gambelli non solo hanno reso omaggio all’attività giovanile del padre, ma documentano, attraverso la testimonianza diretta di uno dei suoi protagonisti, la vita culturale e fotografica di Senigallia negli anni del dopoguerra che vanno dal 1952 al 1969, periodo assai significativo nella storia della fotografia italiana.

Un’attività “familiare” da vera e propria “agenzia culturale” svolta in modo del tutto autonomo e autofinanziato: comunicazione, allestimenti, volume-catalogo, materiali per la promozione delle mostre; unico affiancamento richiesto ad enti locali, istituzioni e associazioni quello di fruire degli spazi più adatti per le esposizioni. Un esempio e un’iniziativa da imitare, che la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche ha saputo, come tante altre volte, divulgare, curando la mostra perugina.

Tabella in fondo

Pubblicato il 29 maggio 2019.