“Si direbbe che i Marchigiani, abili e operosi contadini, abbiano in odio i boschi: o almeno li considerino sleali competitori della loro generosa industriosità; basta guardare le colline marchigiane. […] Gli Abruzzesi sono bravi e capaci pecorai e caprai, ma i boschi rubano spazio ai pascoli; via dunque i boschi! Basta guardare le montagne abruzzesi”. Queste sono solo alcune delle considerazioni di Mario Incisa della Rocchetta (1889 – 1993), estratte dal suo libro La terra è vita (Edizioni Quaderni di Ontignano, 1984) e costituiscono una sorta di atlante-diario, frutto delle sue osservazioni sulle trasformazioni dell’agricoltura (e quindi del paesaggio) tra gli anni Trenta e i Sessanta del XX secolo. Un testo che aiuta a cogliere le cause principali delle trasformazioni sul paesaggio a cui Incisa della Rocchetta stava assistendo da una posizione, sì confortevole (la sua era una famiglia di grandi proprietari terrieri) ma non per questo priva di una certa lucidità.
Incisa della Rocchetta coglieva inoltre le grandi contraddizioni prodotte dalla meccanizzazione del lavoro agricolo quanto a impoverimento dei suoli (con i guasti ambientali che ne sono derivati) e perdita del grande patrimonio di conoscenze accumulato per secoli dai contadini di ogni regione italiana. E a noi il pensiero va a ciò che in tal senso ha prodotto la diffusione del tabacco in Umbria e Toscana, o della barbabietola da zucchero nelle Marche: nel primo caso, la perdita di almeno quattro generazioni di orto-frutticoltori; nel secondo, il cedimento ai monopoli saccariferi di qualsiasi potere contrattuale sulle quotazioni dei prodotti.
Da ricordare che nel 1951 la popolazione italiana dedita alla produzione agricola era oltre il 40 % della popolazione attiva, diventata ai nostri giorni il 5,5 % di tutti gli occupati. Vale a dire: è diminuita sì la fatica degli agricoltori, è pur migliorata la loro condizione quotidiana ma… i contadini sono praticamente scomparsi! Ovvero, si sono “urbanizzati”, con tutto quello che ne è derivato.
Un altro contributo alla riflessione sul paesaggio dell’Italia di mezzo arriva dalla monumentale ricerca svolta da Henry Desplanques (1911-1983), geografo francese che si occupò intensamente del tema e che ha lasciato, tra gli altri, il fondamentale Campagne umbre (Parigi, Colin, 1969; in italiano apparso nel 1975 per la collana “Quaderni Regione dell’Umbria”). Questo monumentale lavoro è stato poi corredato, nel 1999, dal catalogo del fondo di 294 diapositive che lo studioso scattò tra il 1953 e il 1973; tutti materiali acquisiti nel 1978 dalla Regione Umbria, confluiti poi nell’edizione di Campagne umbre composta da oltre 1400 pagine, curata da Alberto Melelli (Quattroemme, 2006).
Desplanques studiò attentamente anche la Toscana di cui scrisse Il paesaggio rurale della cultura promiscua in Italia (“Rivista Geografica Italiana” (LXVI, 1959, pp. 29-64). Ne citiamo un estratto significativo: “La campagna toscana è stata costruita come un’opera d’arte da un popolo raffinato, quello stesso che ordinava nel Quattrocento ai suoi pittori dipinti ed affreschi: è questa la caratteristica, il tratto principale calato nel corso dei secoli nel disegno dei campi, nell’architettura delle case toscane. È incredibile come questa gente si sia costruita i suoi paesaggi rurali come se non avesse altra preoccupazione che la bellezza”.

(Spello. Immagine d’archivio tratta dalla raccolta di diapositive di Henri Desplanques, di proprietà dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria)
Spello. Copyright Annarita Guarducci

Il lavoro di Henry Desplanques e le sue fotografie hanno ispirato Anna Rita Guarducci (architetto perugina) a elaborare il progetto “Per una lettura del territorio e del paesaggio” proposto all’istituzione che più di altri ha preso a cuore l’opera di Desplanques, la Regione dell’Umbria.

Guarducci ha indicato gli obiettivi: rendere confrontabile la condizione presente di quei territori con lo stato in cui essi si trovavano quando Desplanques scattò le sue diapositive, un lavoro che comporterebbe ri-fotografare gli stessi coni visivi individuando il punto di ripresa scelto dallo studioso francese.  La proposta di Guarducci interessa molto magazzinocultura in quanto nel progetto c’è la preoccupazione di fornire a chiunque una prima elementare chiave di lettura del paesaggio, la cui interpretazione viene invece sempre demandata a livelli “altri” (esperti e politici) con l’idea, pretestuosa o meno, che per leggere il paesaggio servono strumenti che “il cittadino non è in grado di usare perché richiedono competenze tecniche”. Al contrario, una lettura fatta attraverso il confronto per immagini e fotografie risulta assai più facile, immediata e comprensiva anche in assenza di particolari competenze. Da qui, scrive Guarducci, l’utilità delle foto di Desplanques, scattate come si è detto negli anni Sessanta sul territorio perugino.

(Assisi. Immagine d’archivio tratta dalla raccolta di diapositive di Henri Desplanques, di proprietà dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria)
(Assisi. Copyright Annarita Guarducci)

Potremmo dunque considerare il progetto di Anna Rita Guarducci come un “pacchetto educativo”, (“infrastruttura per la conoscenza”, secondo la nostra terminologia) pensato da una professionista attiva nella tutela dell’ambiente che sente l’urgenza di far maturare tra l’opinione pubblica l’idea che il paesaggio è un bene comune, peraltro irripetibile, inimitabile, improducibile a basso costo. Per un’ipotesi di lavoro che dovrebbe avere due ambiti sociali di fruibilità: il pubblico più vasto e indifferenziato verso cui promuovere azioni di educazione e sensibilizzazione (mostre, pubblicazioni cartacee, sito internet); il composito mondo di tecnici, esperti e ricercatori, ossia chi fa progettazione e ricerca. Insomma, una comunità che potrebbe costituirsi utilizzando un apposito link inserito nel portale UmbriaGeo.
Spiega Guarducci nel suo progetto: “Si avrebbero due livelli di lettura comparata che, oltre alla reciproca conoscenza, possono rappresentare un veicolo educativo anche solo emotivo (come le foto) accanto a uno tecnico (le tavole del portale). Azioni diffuse di ‘educazione alla bellezza del paesaggio’ potrebbero mitigare perfino lo slancio più predatorio e utilitaristico, sempre che la pianificazione vigente lo permetta”.
La storia di questa proposta culturale è ancora agli inizi e ci piacerebbe seguirla nel suo augurabile prosieguo. Finora, la bozza progettuale è stata presentata al Servizio Comunicazione, Assistenza, al Corecom e agli Istituti dell’Assemblea legislativa regionale dell’Umbria nel febbraio 2019. Vediamo cosa queste istituzioni ne faranno, e se saranno così attenti e sensibili a capirne tutto il valore.

Pubblicato l’1 maggio 2019.