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(Foto per gentile concessione dell’autore: Mario Lucio D’Arrigo – www.maludafoto.it)

Li chiameremo l’autore e il regista, i due amici che non avevano mai lavorato insieme. Forse anche per motivi anagrafici. La figura di Stefano Bicini, la sua vita tormentata e la sua tragica scomparsa, avvenuta 15 anni prima, aveva stimolato la fantasia di entrambi in modo quasi simultaneo al punto che ognuno dei due attribuiva all’altro l’origine dell’idea.
Stando ai fatti sembra che il primo a muoversi sia stato il più giovane dei due. Era un fine settimana di gennaio quando il regista telefonò all’autore.
“Senti, – disse – la storia del tuo amico pittore che è vissuto a New York. Ricordi?”.
“Chi, Stefano?” chiese l’altro.
“Lui, certo, che ne diresti di farne una pièce teatrale?”.
“Non ho mai scritto per il teatro, lo sai bene. Non saprei da che parte cominciare”.
“Provaci, scrivi dieci, dodici scene sulla vita di Stefano e poi ne riparliamo”.
Cominciò così, insomma. L’autore superò tutti i se e i ma e si mise a scrivere mettendo in fila ricordi personali, appunti, telefonate agli amici che avevano conosciuto Stefano, articoli di giornale. In un paio di settimane era pronta la prima bozza.
“Ci sono troppi personaggi”, disse il giovane regista che nonostante l’età aveva molto più senso pratico dell’autore che, viceversa, era abituato a lavorare su personaggi di carta. “Così ci vorrebbero una decina di attori e gli attori costano. Bisogna ridurre tutto a otto personaggi massimo per quattro attori: due uomini e due donne”.
L’autore incassò e si rimise al lavoro. Il copione della storia di Stefano si svolgeva inevitabilmente tra l’America e l’Italia. Cominciò con il ridurre i personaggi d’oltreoceano. Poi gli venne un’idea, pensò di condensare le persone più vicine a Stefano in un personaggio unico: Antonia.

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(Foto per gentile concessione dell’autore: Mario Lucio D’Arrigo – www.maludafoto.it)

La seconda bozza era pronta già alla fine di febbraio.
“Bisogna aggiungere qualcosa, qualcosa tipo un’intervista a Stefano. Sì, un’intervista da usare in varie parti dello spettacolo, per renderlo più dinamico”, disse il giovane regista che intanto intuiva che il lavoro assumeva lentamente una bella fisionomia al punto che cominciò a pensare alla scelta dei quattro attori, al progetto, ai costi, al luogo dove rappresentare lo spettacolo, alla data della prima rappresentazione.
A giugno il copione sul quale il regista avrebbe lavorato insieme agli attori, con l’aggiunta dell’immaginaria intervista e tutte le scene completate e disposte in ordine cronologico, era praticamente completato. Anche il resto era pronto. La data prima di tutto, che non poteva non coincidere con il 28 ottobre, il quindicesimo della morte dell’artista. E poi il luogo: il cinema teatro Zenith di Perugia, che avrebbe messo a disposizione gli spazi anche per le prove; gli attori Francesco Bolo Rossini nella parte di Stefano, Elisa Menchicchi nelle vesti di Antonia, Mascia Esposito e Luca Tironzelli che avrebbero interpretato tre personaggi ognuno.
Ma per sostenere i costi di un’iniziativa davvero importante, che avrebbe comportato un costo di circa 10 mila euro, era necessario coinvolgere altri soggetti: l’Associazione Culturale Stefano Bicini formata da amici, parenti ed estimatori del defunto artista, in primo luogo; la Galleria d’arte Imago, che avrebbe allestito due mostre dell’artista per tutto il mese di novembre; le associazioni Argo, Moon in June, la cooperativa Munus; infine il Comune di Perugia, che avrebbe messo a disposizione gli spazi di Palazzo della Penna. Solo con il coinvolgimento di tutti i soggetti, il progetto poteva dirsi completato. Mancava solo il nome, si sarebbe chiamato “Interno Uomo 1957-2003, Stefano Bicini”. Terminata l’estate, il regista si mise al lavoro. Intervistò gli amici di Stefano, visitò più volte la casa dove aveva vissuto gli ultimi anni di vita. Visionò i quadri, le foto, le grafiche, le suppellettili dello studio. Chiese alla famiglia di poter utilizzare alcuni oggetti appartenuti a Stefano per l’allestimento del palco: in particolare i quadri, i pennelli, la macchina fotografica, i cd. Si confrontò con l’autore per aggiunte, modifiche e scrisse i punti di raccordo tra le varie scene.

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(Foto per gentile concessione dell’autore: Mario Lucio D’Arrigo – www.maludafoto.it)

A ottobre si entrò nel vivo con il disbrigo di tutto quello che di burocratico e organizzativo va svolto nella preparazione di uno spettacolo. Nel frattempo c’era da registrare il primo inciampo. Il 28 ottobre, giorno in cui Stefano avrebbe compiuto 61 anni, il cinema Zenith non poteva più concedere la sala. Si spostò tutto alla prima data utile: il 2 novembre. Le prove cominciarono a metà ottobre. Proprio durante questo periodo, l’attore che impersonava Stefano si slogò una caviglia. Spettacolo rinviato? Niente affatto, la caviglia era la destra e Stefano nella parte finale della sua vita aveva subito un ictus che gli aveva paralizzato la parte destra del corpo. Il trascinamento della gamba durante le prove apparve ancora più autentico. Le prove furono seguite dal fotografo Mario D’Arrigo e dagli operatori della Dromo Studio che ne ricaveranno un video. Poi non ci furono altri intoppi.
Novembre divenne così un mese di eventi a Perugia per omaggiare il pittore perugino Stefano Bicini. Alle ore 18 la Galleria d’arte Imago aprì la scena con il suo vernissage nel piccolo gioiello di galleria situato in Corso Cavour 19. Alle 21 dello stesso giorno gli spettatori poterono seguire in un Cinema Zenith gremito in ogni ordine, al punto che qualcuno non trovò posto, la prima messa in scena di “Interno Uomo 1957-2003 – Arte e vita di Stefano Bicini”. A seguire, il 17 novembre al Museo Civico di Palazzo della Penna (Via Podiani 11), si svolse una seconda mostra dedicata ai capolavori di maggiori dimensioni del Maestro, e ciò grazie alla collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia e di Munus – Arts & Culture. Accompagnarono il vernissage, con presentazione di Francesca Fortunati, performances musicali e teatrali a cura di Imago Galleria d’Arte, di Moon in June e dell’associazione culturale Argo.
“È stato un buon lavoro, ragazzo. Sembrava quasi che l’avessi conosciuto quando era ancora in vita”, disse alla fine l’autore.
“In questo mese mi è sembrato che Stefano fosse stato un mio amico”, rispose il giovane promettente regista.
“Non male, ragazzo. Credo che tutta la città di Perugia si sia finalmente resa conto di aver dato i natali a un artista di livello internazionale”.
“Novembre è il mese dei morti, ma per noi è stato il mese dei vivi. L’abbiamo fatto rivivere”.
Degli attori abbiamo detto, chiamandoli per nome e cognome. Per concludere questa storia – una storia vera di cui abbiamo specificato anche date e luoghi, e di cui alcuni di voi possono testimoniare l’esito avendo assistito il 2 novembre 2018 alla rappresentazione allo Zenit – rimane da dare i nomi dell’autore e del regista. Il primo è Pier Luigi Brunori, il secondo Samuele Chiovoloni.

(Sul palcoscenico del cinema Zenith a Perugia, il 2 novembre 2018. Per la prima di Interno Uomo 1957-2003, Stefano Bicini. (da sinistra): Luca Tironzelli, Francesco Bolo Rossini nella parte di Stefano, il regista Samuele Chiovoloni, l’autore Pier Luigi Brunori, Elisa Menchicchi nelle vesti di Antonia, Mascia Esposito. Foto per gentile concessione dell’autore: Mario Lucio D’Arrigo – http://www.maludafoto.it)

Pubblicato il 17 aprile 2019.