(Ph. https://www.loschermo.it)

Una “città della fotografia” nel cuore della Toscana: Bibbiena (dodicimila abitanti), il centro più grande del Casentino, territorio in cui scorrono i primi 30 chilometri dell’Arno. La provincia: Arezzo. Una comunità cresciuta, per secoli e fino al 1960, grazie all’industria tessile. Da quel momento in poi, alla ricerca di uno o più “locomotive” che, sostituendosi via via in archi temporali di 20 anni, sono state l’elettromeccanica, il cemento e ora i servizi informatici avanzati (Aruba).
Chi attraversa vie e piazze di Bibbiena riceve una sorpresa dietro l’altra per la sensazione di trovarsi in una galleria fotografica permanente a cielo aperto: opere di grandi dimensioni applicate agli edifici grazie a massicci passepartout in metallo corten ossidato, che danno una nuova consistenza visiva ai muri perimetrali di case e palazzi. Così che questi non debbano più patire le occhiate perplesse per i loro intonaci deteriorati, quando non addirittura dissolti. Un’idea molto precisa se ne può trarre entrando nel blog di Filippo Venturi, cesenate (1980), nome in ascesa nel panorama internazionale della fotografia. Gianni Berengo Gardin e Nino Migliori (insieme in questa foto), Gabriele Basilico e Giovanni Gastel: queste alcune delle firme degli attuali 17 scatti che favoriscono una percezione insolita del centro storico di Bibbiena, capace di conquistarsi così una sua forza attrattiva riscattandosi dalla mancanza di quei grandi e piccoli monumenti che caratterizzano la maggior parte delle piccole e grandi città d’Italia, di quella centrale in particolare.

(Ph. Una delle fotografie più famose di Gianni Berengo Gardin, con l’autore a parlarne – fonte)

CATALIZZATORE DI CREATIVITÀ
Il passo robusto dell’operazione di Bibbiena è dovuto anche al fatto che ognuna di quelle opere è stata adottata da un’azienda del posto: nella “città della fotografia” è infatti scattata una competizione sul terreno del mecenatismo, confermando così che l’intreccio di cultura ed economia può dare frutti assai saporiti. In questo scorcio di millennio, anche nei piccoli centri sembra cresciuta fortunatamente la consapevolezza che con la cultura si può mangiare ma, soprattutto, che grazie alla cultura spuntano buone idee per migliorare la qualità complessiva della vita, pur tra le contraddizioni che non mancano mai. Su questa linea, un gruppo di appassionati di Bibbiena sta mettendo tutto l’impegno possibile per fare della fotografia un catalizzatore di creatività, un facilitatore di contatti nel villaggio globale, un attrattore turistico. Potenzialità che solo da qualche anno sono entrate nella percezione della maggioranza della popolazione, che ha comunque accettato già da tempo l’opera di rigenerazione estetica e urbanistica. Non solo: sembra che inizi pure ad apprezzare la massa di persone richiamate dagli eventi centrati sulla fotografia. Basti citare le circa 1000 presenze all’inaugurazione della mostra sul “Progetto Famiglia”, il 15 giugno 2018; un programma diffuso in tutto il territorio, andato intrecciandosi anche con le sagre che punteggiano le serate estive. Parte del merito di un tale successo va poi riconosciuto all’opera di sensibilizzazione intrapresa nelle scuole, con mostre su temi che più attraggono le giovani generazioni. E tanto ancora si potrebbe fare in tal senso potendo contare su un numero maggiore di persone in grado di dedicare ancor più tempo all’organizzazione, fatta spesso di lunghe trattative, e alla gestione degli indispensabili laboratori pratici

(Ph. La Galleria Parentesi in via Galli sede del Circolo fotografico di Bibbiena)

ALL’INIZIO FU IL CIRCOLO FOTOGRAFICO
Il cammino fin qui descritto prese le mosse nel 1976 con la fondazione del Circolo fotografico da parte di un manipolo di appassionati capeggiati da un quindicenne di buone speranze, Roberto Rossi, lo stesso che dopo 43 anni continua a guidare quest’avventura. Una realtà che ha animato Bibbiena negli Ottanta e nei Novanta con un susseguirsi di mostre, incontri e manifestazioni. Tra queste iniziative, dal 1985 al 1998 il “Trofeo Città di Bibbiena” che risultò il più frequentato da specialisti e appassionati: in palio c’era un soggiorno in Casentino che consentiva di entrare in un fitto programma di laboratori e confronti sui temi più svariati. Nel 1999 nacque “Crediamo ai tuoi occhi”, un concorso che premiava con la pubblicazione in volume il miglior progetto sviluppato in 30 scatti, fornendo anche la prospettiva di un contenitore espositivo. Con la nascita di “Fotoconfronti Festival” (2004) il cambio di passo che contribuisce ad accumulare l’humus necessario alla nascita, nel 2005, del “Centro italiano della fotografia d’autore”. Una cornice al cui interno germina, nel 2007, la “Biennale giovani” arrivata nel 2018 alla sua sesta edizione, manifestazione che in questi stessi anni si è alternata con l’iniziativa “Crediamo ai tuoi occhi”, per i cui vincitori è allestita una mostra con un progetto tarato sulle caratteristiche delle loro opere. A corredare questo panorama già così ricco, c’è anche la presenza delle accademie italiane di fotografia: ne vengono invitate una decina per ogni stagione, per mostrare nel cuore del Casentino i risultati delle loro attività didattica dell’anno in corso. Tutto il lavoro si svolge sotto la direzione di Claudio Pastrone, architetto classe 1951, arrivato in Toscana dopo aver diretto la Galleria Fiaf di Torino dal 1994 al 2004, quindi candidato naturale a prendere l’incarico di guidare il Cifa, scelto dalla Federazione come proprio insediamento.

CENTRO ITALIANO FOTOGRAFIA D’AUTORE (Cifa)
A fare da generatore permanente di ogni attività è il “Centro italiano della fotografia d’autore”, primo centro di riferimento nazionale per la Fiaf (Federazione italiana delle associazioni fotografiche). La sua sede in via delle Monache è ricavata in quelli che furono corridoi e celle del carcere mandamentale, costruito nella prima metà del XIX secolo e funzionante fino alla metà degli anni Sessanta. Il penitenziario, chiusi i battenti e divenuto un vuoto urbano racchiuso in un involucro di muratura, ai primi anni Ottanta è passato sotto il patrimonio del Comune di Bibbiena che, nel 2002, ne ha avviato una profonda ristrutturazione. I lavori sono durati un paio d’anni, tempo necessario per pervenire all’accordo tra Circolo fotografico e amministrazione comunale. Con un progetto “chiavi in mano”, l’antico penitenziario si è trasformato nel centro di riferimento nazionale della Fiaf, affidando la struttura al Cifa – attualmente avente statuto di associazione ma da tempo impegnato nella ricerca del supporto di una fondazione di partecipazione. Qui tutta la storia del recupero e della trasformazione.

APERTURA 7 GIORNI SU SETTE
Nell’edificio di via delle Monache che ospita il Cifa lavorano due persone contrattualizzate dalla Fiaf a tempo indeterminato. L’apertura al pubblico è garantita 7 giorni su 7 (con unica chiusura la domenica pomeriggio) dalla presenza negli stessi spazi dell’Ufficio turistico comunale. Un insieme di attività scaturite anche dal confronto, talvolta spigoloso, tra Cifa/Fiaf e Amministrazione comunale che, nell’ultimo bilancio, ha stanziato 5.500 euro di contributo. Un atteggiamento ben diverso dai primi anni di collaborazione, e fino al 2009, che registrarono significative convergenze tra Comune e Fiaf-Cifa. Il cambio di amministrazione di quell’anno non riuscì a salvaguardare in toto la collaborazione avuta fino a quel momento, ma sembra non essere riuscito a compromettere comunque la crescita del progetto. L’antico carcere funziona a pieno ritmo come centro espositivo, segreteria, sede sociale; il numero di visitatori cresce anno dopo anno arrivando a registrare le 15mila presenze: tutte persone provenienti da ogni parte d’Italia attratte dai quattro, cinque eventi annuali allestiti e garantiti grazie al coinvolgimento di una trentina di volontari Fiaf.

FOTOCRAZIA
Il Museo diffuso della fotografia di Bibbiena usufruisce anche degli spazi del poderoso palazzo Ferri: quattro piani dove si è arrivati a esporre 1300 foto del “Progetto Famiglia” che Fiaf ha sviluppato nel 2018. Una legittimazione ulteriore per considerare Bibbiena uno dei nodi principali del movimento culturale sviluppatosi attorno a questa pratica, di cui Michele Smargiassi (della redazione bolognese di Repubblica) è da sempre attento osservatore e documentatore. Nel suo blog si può leggere tra l’altro anche la sua introduzione al convegno “Ridefinire la fotografia amatoriale”, tenutosi il 16 settembre 2017 proprio al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena come ottava tappa del percorso degli “stati generali della fotografia italiana” promossi dal Ministero della Cultura.

(Ph. Il ringraziamento fotografico per i contributi a “Naturalmente Pianoforte”, la manifestazione di Pratovecchio-Stia)

TERRITORIO CONTAGIATO
L’esempio di Bibbiena sta contagiando anche il territorio dell’Alta Valle dell’Arno. Tra altre manifestazioni di questo contagio, tutto creativo il modo in cui l’organizzazione di “Naturalmente Pianoforte”, il festival diretto da Enzo Gentile (https://naturalmentepianoforte.it/), ha voluto ringraziare i privati che hanno contributo alla realizzazione della sua quarta edizione: un tabellone alto due metri e largo almeno quattro con i ritratti fotografici in perfetta coerenza stilistica di tutti gli operatori economici che hanno sottoscritto cifre, piccole e grandi, per la riuscita della manifestazione.

Pubblicato il 10 aprile 2019.