Il plauso arrivato da RaiRadio3 al concorso Casagrande di Terni che, primo fra tutti, riconobbe a suo tempo il talento di Alexander Lonquich appena sedicenne (foto di copertina), conferma l’ipotesi di Magazzinocultura: nella provincia italiana scorre buona parte della linfa vitale di questo Paese, e una consapevolezza bisognosa di venir costantemente rinforzata e pervicacemente disseminata. Valentina Lo Surdo, conduttrice del programma “Primo movimento”, ha citato (RaiRadio3, 18 febbraio 2019) il concorso del 1977 vinto proprio dal pianista germanico. Con l’occasione, ha anche voluto aprire una finestra sul pericolo di vedere cancellata una competizione di rango europeo che fino al 2010, con la 29ma edizione, aveva rispettato puntualmente la cadenza biennale. Dopo quell’edizione, infatti, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali smise di garantire una percentuale significativa dei circa 150mila euro necessari a una manifestazione arrivata nel 2014 a ben 120 iscrizioni.

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(Ph. Alexander Lonquich – http://www.musicaprogetto.org)

Il concorso è incardinato in una fondazione di partecipazione in cui si intrecciano gli sforzi di una componente privata (i discendenti di Alessandro Casagrande) e di vari soggetti pubblici finanziatori: Amministrazione provinciale, Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Camera di Commercio, con l’Amministrazione comunale a svolgere il doppio ruolo di erogatore di fondi e di garante logistico-burocratico per lo svolgimento di tutte le attività previste. È infatti all’interno della struttura municipale che opera l’attuale segretaria generale del concorso, Loredana Riceputi, che ci ha descritto l’attività della fondazione la cui attività è centrata sulla promozione della cultura musicale classica con manifestazioni che si svolgono nell’arco dell’intero anno.

Come funziona il “Casagrande”. Il concorso ha sempre costituito il punto più alto di questo impegno. Fino al 2010, nei giorni della competizione il teatro Verdi era affollato da centinaia di persone curiose di ascoltare le promesse del pianoforte; con effetti significativi anche in termini di presenze turistiche in quanto il concorso, nei suoi 53 anni e in 30 edizioni, ha richiamato a Terni almeno 2200 musicisti, assieme ai loro accompagnatori. Per la realizzazione di un concorso come il Casagrande c’è un lavoro che non si ferma mai tra un’edizione e l’altra: emanazione del bando, gestione delle iscrizioni, costruzione di una giuria, accordi per la sistemazione logistica (esibizioni e soggiorno), ricerca dei finanziamenti, tutti compiti svolti dalla segreteria garantita dal Comune. Man mano che ci si avvicina al concorso vero e proprio, entra inoltre in azione un piccolo staff di interpreti per i contatti all’estero con le persone concorrenti e quelle che compongono la giuria internazionale. E per consentire alla giuria di svolgere al meglio il suo ruolo è indispensabile pure un ruolo di segreteria (basti dire dei verbali che costituiscono documentazione essenziale per la validità del concorso stesso).

Il buon uso del “capitale sociale” di Terni. Quelli del concorso sono sempre stati “giorni di fuoco”. Tante sono le persone a cui bisogna organizzare la giornata e che richiedono assistenza per eventuali problemi dell’ultimo minuto. Si ricorre pertanto anche a un manipolo di studenti e studentesse delle superiori e dell’università, che in cambio della loro disponibilità e della passione musicale, ricevono l’utile contropartita in crediti formativi, con collaborazioni volontarie iscritte sia nella categoria di alternanza scuola/lavoro, sia in quella di tirocinio. Una buona esperienza di utilizzazione del capitale sociale presente a Terni, che ne innalza il “rating” nelle graduatorie che misurano, oltre all’andamento economico e lo stato ambientale, il grado di evoluzione civile e culturale delle province italiane e dei loro capoluoghi. Anche se, per il dossier “Qualità della vita 2018” elaborato dal Sole 24 Ore, Terni è in calo di 9 posizioni rispetto all’anno precedente nella graduatoria generale (68 posto); scende anche negli indicatori specifici “cultura e tempo libero”, attestandosi al 45mo posto. A tal proposito, si veda questo nostro articolo in cui vengono messe a confronto 15 province dell’Italia centrale per quanto riguarda librerie, numero spettacoli e spesa pro-capite e il cosiddetto “city rate”.

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(Ph. Alexander Lonquich – da: https://www.ilpopoloveneto.it/tag/lonquich – credit foto Lorenza Daverio)

La storia. Il concorso Alessandro Casagrande è il frutto dell’urgenza scattata nel 1964 alla morte del compositore che, appena 42enne, stava conquistando un posto di rilievo nel panorama europeo della musica contemporanea. La premura era quella di gettare un ponte verso il futuro per mantenerne vivo il nome. E furono la vedova (Adriana Morelli) e la cognata (Adriana Tedesco Casagrande) a lanciare i loro cuori oltre il lutto facendo nascere nel 1966 il concorso, disputato ogni anno fino al 1978. Da quell’anno in poi, la cadenza divenne invece biennale. Un’attività svolta in forma di associazione fino al varo (2002) della Fondazione di partecipazione che ha oggi Elena Benucci come presidente, affiancata dal fratello Michele in qualità di vice-presidente. Il “Casagrande” costituisce la dimostrazione di come in una città di 110mila abitanti, plasmata sull’industria pesante, possano essere coltivati spazi e attenzioni per la musica cosiddetta “colta”, così da tenere il confronto con qualsiasi altro ambiente europeo per una sfida iniziata (non va dimenticato) più di mezzo secolo fa. Ma la storia dell’ultimo decennio è stata però marcata da un crescendo di difficoltà.

(La Giuria dell’edizione 2014)

Saltata l’edizione del 2012, il concorso è stato nuovamente disputato nel 2014 tra problemi non trascurabili. Uno per tutti: l’inagibilità del teatro Verdi (dove arrivavano anche 800 persone per un concerto) che ha costretto il “Casagrande” a una trasferta romana (presso l’Istituzione universitaria dei concerti – Iuc) per la prova con orchestra. Il rilancio per il 2019. Con l’intervento in prima persona dell’attuale direttore artistico, Carlo Guaitoli, dopo quattro ulteriori anni di pausa la macchina è riuscito a ripartire ma ha dovuto fare i conti con alcune significative modifiche imposte dalla riduzione del bilancio 2019, che ora è di 120mila euro, ossia il 20% in meno di 10 anni fa. La 31a edizione del concorso Casagrande, con il suo nuovo bando, è stata presentata ufficialmente il 4 ottobre 2018 a Milano, nello spazio Fazioli, È proprio la contiguità di questo luogo al Conservatorio meneghino a voler indicare tutta la volontà di rilancio che il Consiglio di indirizzo sta investendo nella manifestazione – anche da un punto di vista economico: 35mila euro di montepremi, integrati da un successivo tour di concerti promosso dalla stessa Fondazione in collaborazione con partner sparsi in tutta Italia. Un bando evidentemente molto atteso, viste le 117 iscrizioni presentate. Ed è qui che emerge una delle modifiche più significative apportate quest’anno: la formula originale avrebbe fatto arrivare a Terni tutte le persone iscritte che, nel corso dei 12 giorni di durata, sarebbero state man mano selezionate fino all’individuazione della persona vincitrice. La nuova formula introduce invece una pre-selezione, basata su registrazioni video, che elimina esibizioni davanti a giuria e pubblico. Novità che permette così di ridurre a sette i giorni del programma, dal 19 al 25 maggio 2019 nel teatro Secci; oltre a necessitare di un numero inferiore di giurati, passati da nove a sette.

A scegliere i 28 pianisti che parteciperanno alla selezione finale, sono stati Carlo Guaitoli, Angelo Pepicelli e Mariangela Vacatello: tutti particolarmente soddisfatti “per l’altissimo livello artistico di ciascuno” (si legge nelle comunicazioni ufficiali). I concorrenti arriveranno da 20 diversi Paesi (l’elenco dettagliato è reperibile qui). La rappresentanza più consistente sarà quella italiana (7 musicisti), seguita da Giappone e Cina (entrambi con 4).

Pubblicato il 20 marzo 2019