(Francesco Tozzuolo, editore) – Quante volte avete sentito, o pronunciato, l’affermazione “i libri in Italia costano troppo”? Tante, vero? Ma siamo sicuri che le cose stanno veramente così? E non sarà piuttosto, quello del prezzo alto dei libri, uno dei tanti miti relativi al settore dell’editoria italiana che sarebbe opportuno sfatare una volta per tutte? Proviamo a farlo, allora, a partire da un’opinione molto condivisa che sta alla base di tante false idee: quella che l’editore guadagna un sacco di soldi. I lettori vanno in libreria, trovano libri a un prezzo medio di copertina (che le statistiche vogliono tra i 16 e i 18,20 euro) e si immaginano che i guadagni di chi li pubblica siano smisurati. E invece no, niente di più falso, perché il libro è una di quelle merci che al suo produttore garantisce margini di guadagno assai risicati: sul prezzo di copertina, l’editore incassa mediamente, pensate un po’, il 4-5%. Se poi tutto, ma proprio tutto va bene, può arrivare a sfiorare il 7%. Non ci credete? E allora facciamo due conti attraversando tutti i passaggi della filiera, con particolare attenzione per quella che riguarda la produzione dei piccoli e medi editori. Cercherò di essere puntuale, quindi abbiate pazienza nel seguire questo percorso.

Quanto costa la distribuzione. Stampato il suo volume, l’editore lo consegna a un distributore, colui che ha il compito di diffonderlo, di portarlo alle librerie. Per questo servizio, il distributore pretende il 50% del prezzo di copertina: sì, proprio la metà! Se poi l’editore ha l’ambizione di diffondere il suo libro su tutto il territorio nazionale, cosa che non tutti i distributori sanno garantire, allora quella percentuale sale anche al 55% del prezzo. Basta così? No, perché a carico dell’editore c’è anche il costo di spedizione dei volumi verso il distributore, che è solo di andata per i volumi venduti, e raddoppiato per quelli che non si vendono e che dopo un certo tempo il distributore rende all’editore. L’alternativa a questo raddoppio di spesa è lo stoccaggio dei volumi presso il magazzino del distributore, ma anche questo sarà un costo che dovrà accollarsi l’editore. Bisogna dire che ci sono anche distributori che acquistano per loro conto tutte le copie ricevute dall’editore, ma in questo caso pretenderanno il 60% del prezzo di vendita del volume e, per giunta, ordineranno solo poche copie, quelle che sono sicuri di riuscire a vendere, per limitare così il loro rischio d’impresa. Ovviamente, il distributore dovrà poi divide i suoi introiti con il libraio, in percentuali diversificate a seconda del tipo di volume venduto. Saranno in ragione 30/20 (ovvero, sul 50% del prezzo di copertina, il 30% verrà trattenuto dal distributore, mentre il 20% andrà al libraio), e ciò per i piccoli editori, mentre le pretese del distributore si manterranno più basse, anche di molto, nei riguardi delle grandi case editrici.

Spese di gestione e promozione. L’emorragia di costi per chi produce libri finisce qui. Oltre a quelli relativi alla distribuzione che abbiamo appena descritto, ci sono gli stipendi dei dipendenti – per chi ne ha – assieme a tutte le altre spese correnti e inevitabili: affitto della sede e suo arredamento, luce, telefono, commercialista, ecc. Insomma, i costi di gestione di una qualsiasi azienda anche piccola. E poi bisognerà pure investire del denaro per la promozione di ciò che si pubblica, perché se si producono libri e nessuno lo sa, risulta parecchio difficile che se ne possano vendere copie oltre alla cerchia di amici e conoscenti. Ciò senza la pretesa di dotarsi di un ufficio-stampa, perché tale servizio è alla portata solo dei grandi editori.

Copyright e traduzione. Dimenticato qualcosa? Ma certo che sì: l’Autore, perché anche lui dovrà essere compensato. Se esordiente, per i suoi diritti saprà accontentarsi del 7-10% del prezzo del libro; ma se invece è un big, le sue royalty possono anche raddoppiare, raggiungere magari il 20% – spesso preteso in anticipo sulle vendite presunte. E poi va considerato che se quell’autore è straniero, l’editore dovrà sostenere la spesa della traduzione dell’opera. E da qui tutti i problemi che sapete relativamente alla qualità delle traduzioni in Italia, troppo spesso fatte a tirar via perché la traduzione costituisce una di quelle voci sulla quale è più facile (anche se non molto saggio) risparmiare.

Il costo della stampa. E giungiamo così all’ultimo costo, che in effetti sarebbe il primo: la stampa, che naturalmente varia a seconda delle caratteristiche materiali del volume (il tipo di carta, il numero di pagine, la tiratura, la copertina, ecc.) e del tipo di stampa (a colori, in bianco e nero, con presenza di immagini, foto, ecc.). Negli ultimi tempi, i piccoli editori – ma non solo – tendono a contenere tale spesa limitando la tiratura al minimo indispensabile e, a tal fine, ricorrono per lo più alla stampa digitale, senz’altro più economica rispetto a quella in offset. Va però anche detto che tale economia vale in relazione al costo complessivo dell’operazione, non per la singola copia: se per un libro dalle caratteristiche più comuni 1.000 copie in offset costano 3.000/3.500 euro, e quindi 3/3,50 a copia, la stampa in digitale di 250 copie di un volume con le medesime caratteristiche costa invece 1,000/1.500 euro, cioè dai 4 ai 6 euro a copia.

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Facciamo i conti. Fatta la lista della spesa, applichiamola a un libro il cui prezzo di copertina è di 20 euro. Togliamoci subito quel 50% che va per al distributore, sperando che voglia accontentarsi di questa percentuale minima. Ai 10 euro a lui rimasti, l’editore deve sottrarre almeno il 7%, dei diritti all’autore, come dicevamo – ossia, 1,40 euro. Consideriamo poi l’incidenza delle spese di gestione dell’impresa (affitto, stipendi, ecc.) in ragione di un ulteriore 10% (ovvero, altri 2 euro incidenti sul prezzo del volume). Arriviamo così ai costi della stampa che, per un volume medio come quello che abbiamo scelto qui di ipotizzare, e per i discorsi fatti poco sopra, proviamo a considerare di 4,25 euro a copia. Tutte queste spese vanno però ulteriormente incrementate con un’altra, imprescindibile, che riguarda la promozione che l’editore – specialmente se piccolo – deve sostenere: c’è, pertanto, un certo numero di copie (gli ‘omaggi’) che vanno distribuite agli autori, agli agenti letterari, alla stampa, ecc.; e c’è poi il costo delle presentazioni del libro, quindi la stampa delle locandine, gli inviti, le spese postali, il noleggio delle sale, le tasse comunali per la pubblicità, ecc. Il calcolo della voce ‘promozione’ è complicato ma ragionevolmente possiamo definirla in termini di altri 0,50 euro per ogni copia venduta.

Ci siamo? Abbiamo considerato tutte le voci? Forse sì, o almeno speriamo di sì. Tiriamo allora la somma: 10,00 + 1,40 + 2,00 + 4,25 + 0,50 = 18,15 euro. E così, quando vedete in copertina il prezzo di 20 euro, sappiate che all’editore ne rimangono circa 1,85, pari a poco più del 9% del prezzo del volume in libreria. Sì, ma con questa avvertenza: il distributore, se va bene, paga l’editore a 90/120 giorni dalla consegna dei volumi, ovvero 3/4 volte l’anno, con la conseguenza che quest’ultimo dovrà accollarsi anche gli interessi che la banca gli applicherà per aver anticipato per lui il pagamento delle fatture di quelle spese che non potranno essere procrastinate. Rimane insomma molto poco all’editore, come abbiamo visto, ma un certo guadagno ci sarebbe pure se lui riuscisse a vendere tutti i libri che ha stampato. Inutile dire che ciò avviene assai di rado: quando va proprio bene, l’editore vende il 65, il 70% dei libri distribuiti, con la conseguenza che, seppure può realizzarsi un guadagno nella produzione e vendita di libri, quello più basso è riservato proprio all’editore.

Prezzi in Italia, prezzi all’estero. Se ancora non vi siete stancati di leggermi fin qui, avanzo nel mio ragionamento con un’ulteriore considerazione che riguarda il confronto tra il prezzo medio di un volume in Italia e all’estero. Non è una comparazione facile in quanto è soggetta a numerose varianti, ma proviamoci ugualmente semplificando un po’ il quadro. Diciamo subito che in Italia quel prezzo medio è di 16/18 euro, come detto all’inizio. Tanto? Poco? Giusto? Per capirlo, proviamo a fare un confronto con i prezzi all’estero di due titoli specifici. Prendiamo due opere di narrativa – l’ultimo romanzo di Ken Follet (La colonna di fuoco, Mondadori) e il romanzo di Paolo Cognetti che ha vinto il Premio Strega nel 2017 (Le otto montagne, Einaudi). Guardiamo il loro prezzo, in Italia e all’estero. Da noi, il libro di Follet ha un prezzo apparentemente alto: 27 euro, per un volume che ha comunque 900 pagine. Lo stesso libro nel Regno Unito costa 20 sterline (= 22 euro); 24,50 euro in Francia; 21 dollari (= 18 euro) negli Stati Uniti; mentre in Germania raggiunge la stratosferica cifra di 36 euro. Passiamo ora al libro di Cognetti, un volume di 208 pagine: in Italia costa 18,50 euro; nel Regno Unito, 13 sterline (= 14,50 euro); in Germania, 20 euro; 24 dollari (= 20,40 euro) negli USA; in Francia, il prezzo scende addirittura a 6 euro, e qui vale fare un cenno alla politica praticata dai francesi sui prezzi dei libri, che nel caso delle opere vincitrici di premi importanti tendono a mantenersi molto bassi per l’idea che un libro di tale valore meriti senz’altro ampia diffusione.

Ricaviamo pertanto, da questi due esempi, che i libri all’estero costano un po’ meno che in Italia (a parte il caso della Germania); ma a questo confronto va accompagnato un altro dato: quello del numero dei lettori, ovvero dei potenziali acquirenti di libri. In Italia leggono solo 4 persone su 10, mentre in Francia sono 7 su 10 e, udite, udite, in Germania addirittura 8. Si potrebbe anche dire che non esiste alcun rapporto diretto tra il prezzo di un libro e il numero dei lettori di un Paese, ma è certo che il prezzo di copertina è elemento realmente significativo per i “super lettori”, per quelli cioè che leggono due/tre titoli alla settimana e che per soddisfare il loro ‘vizio’ finiscono per spendere 200, 250 euro al mese, laddove per chi legge un libro al mese possiamo probabilmente ritenere che due, tre, quattro euro poco spostano, poco determinano nella decisione di acquistare un libro, o non farlo.

E adesso tiratele voi, le somme. In Italia i libri costano troppo? E vale la pena comunque leggerli? Per chi fa il mio mestiere, per i guadagni che avete visto, la risposta all’ultima domanda è certamente sì. E allora scegliete bene, la prossima volta che andate in libreria. In fondo, il valore della lettura sta tutto nell’incontro che si verifica tra chi legge e il libro che ha tra le mani. Il prezzo è quello che si paga, certo, ma il valore sta tutto in quello che si ottiene. Alla prossima puntata.

Pubblicato il 13 marzo 2019.