BibliocabinaA che servono le cabine telefoniche in disuso, quelle che ancora esistono e sembra che stiano lì solo a testimoniare di certe nostre antiquate abitudini? Vi ricordate come ci comportavamo attorno a quei totem che dovevano consentirci la comunicazione con chi era lontano? Quell’andare in giro a questuare un gettone (tanto tempo fa) o una moneta (in epoche poco più recenti) che non si avevano mai in tasca, per fare quella chiamata indispensabile. Oppure in fila ansiosa, all’esterno, con le tasche piene di gettoni o monete per parlare di più, o più lontano, trepidando magari sotto la pioggia, o tamburellando le nocche sulla porta del cubicolo. Tutte immagini di un film antico, che il cellulare ha cancellato da tempo, anche se in certi angoli di qualche città alcune cabine sono rimaste al loro posto, cimeli che ricordano – almeno a chi c’era – quelle avventure dell’attesa, o a ospitare oggi forse altri tipi di esigenze o a consentire altri bisogni. Invece, a Perugia, in una piazzetta che ha un nome probabilmente non casuale rispetto a quanto stiamo per raccontare, piazzetta Rina Gatti, si erge una cabina telefonica che qualcuno, persona evidentemente generosa e intelligente, ha reinventato come piccola biblioteca – chiamandola, appunto, bibliocabina.

In effetti, più che una biblioteca, la bibliocabina è un luogo di scambio. Non c’è spazio per mettersi comodamente in lettura, anche se proprio lì a fianco ci sono delle panchine, e un bar un po’ più in là. Nella bibiocabina si può però prendere un libro, in regalo o – meglio – in prestito, o vi si può riportare se lo si era preso. Ma vi si può anche depositare un libro proprio, che magari si vuole che altri leggano o conoscano, secondo lo spirito del bookcrossing. Ecco che allora, con questa umile quanto fantasiosa idea, si è costituito in città un piccolo, piccolissimo hub dove una concezione oggi un po’ demodé di cultura può – sperabilmente – riattivarsi, riprendere vita. Perché in quella cabina e nei suoi paraggi non si dà promozione di un evento altisonante e spettacolare, non ci sono masse sbandate di consumatori, ma solo l’offerta gratuita di un libro, di una lettura, perché ciò inviti a sperimentare un’esperienza, un viaggio, ma anche a comprendere che ognuno di noi può farsi portatore sano di questa offerta. Di un dono che, come nella migliore tradizione, non pretende ringraziamenti, e soprattutto non conosce destinatari – se non la comunità che questo gesto, sommato a tanti della stessa natura, può costituire attorno a quel rinnovato totem.

Pubblicato il 4 giugno 2018