(Simone Rossi) – Anche il cinema avrà il diritto di andare in vacanza. Oppure no. È un fatto però che tra la grande abbuffata di Cannes (maggio) e le passerelle infinite del Lido di Venezia (settembre) si ragioni di celluloide in maniera più rilassata. C’è il mare che incombe, la bella stagione che sconsiglia di rinchiudersi nella sala proiezioni. L’unica, reale possibilità di ‘partecipazione visiva’ diventa l’arena estiva che spesso – e molte volte a ragione – è stata considerata un passatempo meno impegnativo, una consumazione intellettuale da farsi in infradito e con il cono gelato tra le mani.

LE CERTEZZE DEL FRONTONE. A Perugia, storicamente, i Giardini del Frontone sono il luogo deputato. Uno spazio meraviglioso fatto di ghiaia che scricchiola sotto i piedi, vegetazione rigogliosa, statue ammiccanti. Ci si accomoda sul sedile di plastica e con il golfino poggiato sulle spalle si affronta l’esperienza del riquadro artificiale che perfora il buio naturale. La verità tuttavia è molto meno sgangherata di così. Nel tempo le arene estive sono diventate una meravigliosa seconda possibilità di fruizione: da un lato permettendo concretamente a chi se lo fosse perso di recuperare il film della stagione passata che avrebbe tanto voluto vedere; dall’altro bypassando il contesto apparentemente scanzonato per offrire il pacchetto completo, la qualità e la difficoltà della settima arte, le visioni scomode e quelle da una manciata di spettatori.

UN PROGRAMMA DI QUALITÀ. Basta sbirciare il programma del Frontone 2018 per avere un’idea più che chiara di quel che stiamo parlando. Il grande cinema d’autore, internazionale e nostrano, è il fulcro del programma trimestrale, e non fa sconti neppure ad agosto, quando l’esodo vacanziero raggiunge il suo culmine, indice questo del fatto che l’idea guida sia ormai quella di tentare di replicare l’intera stagione passata senza sconti. E così si parte forte (il 10 giugno) con “Ammore e malavita” dei Manetti bros, film stra-premiato ai David di Donatello; C’è Spielberg con “The post”, le tele ‘animate’ di “Loving Vincent” e la gelida russia di Zvyaginstev e di “Loveless” (rispettivamente il 13 e il 15). E ancora Haneke e il suo falso “Happy end” (20), l’immarcescibile Woody con “La ruota delle meraviglie” (22), il giallo sofisticato dall’Agatha Christie migliore di sempre “Mistero a Crooked House” (23) e il film dell’anno, “Il filo nascosto” di Paul Thomas Anderson (24). Luglio sarà il mese di tre eccellenze italiane: il 2 ecco “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino; il 24 c’è Alice Rorhwacher con “Lazzaro felice”; il 30 Matteo Garrone e “Dogman”. introdurre il mese di agosto, infine, toccherà a Paolo Sorrentino con la doppia visione di Loro 1 e 2 (3 e 4 agosto).

AL FUORI POST IL CINEMA SI FA FESTIVAL. La conferma che questa sia la direzione arriva poi dall’angolo opposto della città, da quella Piazzetta del Carmine che per il secondo anno consecutivo ospiterà il Fuori Post, la propaggine all’aperto del progetto Postmodernissimo. E qui si va addirittura oltre, perché la pretesa è quella di dare vita ad un vero e proprio, piccolo, Festival. Dal 23 al 31 luglio, ogni sera, senza respiro, una visione e un ospite, per far sì che di cinema si parli, che sul cinema ci si confronti. Per non perdere il ritmo, insomma. Il programma è naturalmente ancora top secret.
Per fortuna, a Perugia, il cinema pare proprio non volerne sapere di andare in vacanza.

Pubblicato il 4 giugno 2018